martedì 19 luglio 2011
domenica 3 luglio 2011
Le porte girevole tra pm e politica
Apparso su "Il Foglio" del 18 Giugno 2011.
Ingroia si lega a Santoro, De Magistris governa Napoli, Emiliano è sindaco a Bari.
I nomi di chi fa carriera nelle procure, poi va in aspettativa e si dà alla politica, magari proprio dove prima indagava.
E’ difficile dire se il pm Antonio Ingroìa abbia corrisposto alle aspettative dei suoi fan, che l' hanno atteso, ieri sera, a “Tutti in piedi, entra il lavoro", la manife- stazione organizzata a Bologna da Michele Santoro per i 110 anni della Fiom.
Nei tre mesi passati dall' ultimo comizio, al “Costituzione day” di marzo, la fortuna del procuratore aggiunto di Palermo si è capovolta: il suo testimone chiave, Massimo Ciancimino, si è rivelato essere un pataccaro, la procura di Caltanissetta (che da tempo aveva scaricato il figlio di don Vito) ha rotto con quella palermitana e la vicenda è finita sotto esame al Consiglio superiore della magistratura.
La sua aureola di magistrato militante, però, rimane intatta, per Santoro e i suoi fan: “A villa Angeletti - ha detto - Ingroia non parlerà di Berlusconi, ma di qualcosa di più importante”.
L' idea di un nuovo partito intriga molto Santoro: “Se proprio dovessi fondarne uno - aveva spiegato l’ex conduttore di “Annozero” - l' architrave dovrebbe essere un rapporto come quello che vedrete tra Travaglio, me e Antonio Ingroia”.
Ma è possibile ipotizzare una discesa in campo del procuratore aggiunto di Palermo? Dopo il comizio di piazza del Popolo, il pm ha replicato alle polemiche sostenendo di essere intervenuto alla manifestazione soltanto per l'amore verso la costituzione".
Potrà sostenere la stessa cosa dopo la sua adesione al progetto Santoro?
A lngroia servirebbe un colpo di reni neanche troppo energico, per saltare lo steccato.
Il passaggio dalla magistratura alla politica è molto agevole e se ne sono serviti in tanti. Nessuno ha troppa fretta: il neosindaco di Napoli, Luigi De Magistris (Idv),ha aspettato quattro mesi, dopo l' elezione a europarlamentare, per lasciare la toga (s’ era anche lamentato: “I tempi delle mie dimissioni non me li farò dettare da nessuno, se non dalla mia coscienza”).
Il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, è in aspettativa dagli anni Ottanta, quando è entrata nelle file del Pci siciliano. Nel febbraio del 2010, il Csm ha concesso l' aspettativa anche al pm barese Lorenzo Nicastro, ora assessore dell' Idv nella giunta Vendola, pur sottolineando “l' inopportunità” di candidarsi proprio nel territorio in cui aveva appena condotto le indagini sul ministro Raffaele Fitto (Pdl).
Il pm pugliese Alberto Maritati (Pd), che nel ’97 ha assolto il capo sociaiista Rino Formica dopo anni di arresti domiciliari, è in Parlamento dal 1999- è stato sottosegretario del governo guidato da Massimo D’Alema, al centro di un processo che il pm aveva archiviato qualche anno prima. In Puglia il fenomeno è diffuso: c’è anche il caso del pm Michele Emiliano, quello che ha archiviato l' indagine sulla gestione degli aiuti umanitari al Kosovo sotto il governo D’Alema e che ora è in aspettativa dalla magistratura, per fare il sindaco di Bari.
Emiliano dice di non aver lasciato la toga “perché non sono esattamente uno con la carriera politica assicurata”.E allora tanto vale entrare in politica con un piede soltanto, lasciando trasparire l' eventualità che i conti in sospeso potrebbero essere saldati direttamente in tribunale, una volta esaurita la parentesi politica - uno schema collaudato nei primi anni Novanta dal giudice spagnolo Baltasar Garzón.
La tendenza, si noti, è bipartisan -il caso del pm napoletano Alfonso Papa (Pdl) sta li a testimoniarlo. Non contenti dei risultati, alcuni esponenti politici hanno pensato bene di risolvere situazioni di crisi chiamando rinforzi dalla magistratura, in barba al comandamento di Sir Francia Bacon, che voleva i giudici come leoni, “ma sotto il trono”.
Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha chiesto una legge “per impedire che i magistrati assumano incarichi amministrativi”. Persino l’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo, quello che “la Bicamerale è figlia della società del ricatto”, ha detto che tra l' esercizio delle funzioni giudiziarie e la carriera politica “dovrebbe passare una quantità di tempo di una certa consistenza” e che “il pm non deve più poter tornare indietro”.
E invece il pm Giuseppe Narducci è assessore alla Sicurezza a Napoli, il comune in cui indagava fino asettimana scorsa.
Il pm napoletano lavorerà nella giunta che ha sconfitto, alle ultime amministrative, il partito coordinato da Nicola Cosentino, l' ex deputato Pdl che Narducci ha indagato e portato in aula, con l' accusa di collusioni con la camorra.
mercoledì 25 maggio 2011
Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così...

Cerco di declinare in termini aluntini il famoso discorso di Pericle agli ateniesi...
Noi a San Marco pensiamo che la politica sia una sfida e non un problema, una bella realtà e non un concorso di popolarità, un servizio e non un trampolino di lancio per far carriera.
E pensiamo che il ricambio generazionale non sia un tema da sbandierare una volta ogni cinque anni, ma ogni giorno per cinque anni, sempre. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco pensiamo che i nonni aluntini siano una ricchezza, spesso fondamentali sotto il profilo economico e logistico per la vita delle famiglie. Noi crediamo che sia un diritto garantire un'assistenza domiciliare invece di tagliare loro i servizi per organizzare notti bianche. E crediamo che l'avversario si combatte con le idee non con le ossessioni.
Noi vogliamo vivere a viso aperto piuttosto che asserragliati nell'anonimato. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco pensiamo che i musei e le biblioteche debbano essere arricchite, valorizzate, aperte anche fino a mezzanotte per offrire un' alternativa al turista gratificando e valorizzando il personale che ci lavora. Pensiamo che sia educativo e utile indurre i giovani a crearsi una scuola di canto, recitazione, di aprire una radio locale, una "casa della cultura" per promuovere confronti, condivisioni, scambio di idee. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco pensiamo che la generosità e la solidarietà cattolica aluntina educhi la nostra sensibilità a ciò che è bello, al vero volontariato, quello verso i deboli non quello verso gli amici. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco pensiamo che una caserma dei Carabinieri costituisca un presidio di ordine, sicurezza ed autorità e che la sua permanenza nel nostro territorio deve essere supportata sempre e comunque non solo per visibilità ed opportunismo politico. E vogliamo che ogni cittadino pretenda più verde e più decoro urbano, pensiamo di creare un bando per gli artisti delle scuole e delle univeristà d'arte per rendere ancora più interessante ed accogliente il nostro paese. Noi pensiamo ad una rete idrica efficiente, un piano regolatore che sfrutti e valorizzi gli spazi vuoti inutilizzati. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco crediamo che innalzare l'addizionale IRPEF comunale per garantire sagre del pane cunzatu e calate di maccarruna voglia dire essere irresponsabili. Noi crediamo che bisogna mettersi a servizio del paese piuttosto che mettere un paese a proprio servizio. Pensiamo che nascondere i debiti del comune non sia un servizio per tutti ma un furbata per pochi. Noi a San Marco crediamo davvero nel merito e nella meritocrazia, e pensiamo che sia doveroso promuovere e far crescere professionalmente persone sulla base delle loro capacità e competenze a prescindere dall'appartenenza ad una famiglia. Noi a San Marco d' Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco pensiamo che la trasparenza e la pubblicità dell'atto sia un diritto di ogni cittadinno affinché abbia tutti gli strumenti per informarsi su come il sindaco spende i soldi dei cittadini. Pensiamo che ogni cittadino abbia diritto di partecipare alle sedute del consiglio comunale anche da casa o dal posto di lavoro attraverso una web cam che trasmetta le sedute consiliari. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco crediamo che gli uffici competenti possano scrivere in modo chiaro un punto della situazione (anche via email a chi ne farà richiesta) sullo stato di avanzamento di tutti i cantieri e dei lavori pubblici. Crediamo che ogni quartiere debba essere rappresentato ed attenzionato affinchè ogni residente possa dire la propria segnalando i piccoli interventi da fare ottenendo una risposta entro 48 ore dall'amministrazione, perchè l'ascolto è più importante della facile retorica. Noi a San Marco d' Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco, consapevoli della crisi educativa che la società generale sta vivendo, pensiamo che la scuola vada sostenuta e incoraggiata, non dimenticata e strumentalizzata per scopi propagandistici. Per tutto il primo anno di mandato si cercherà di essere più vicini alle nostre scuole, visitandole, per dialogare e affrontare i problemi più da vicino.
Crediamo che isegnare ai nostri figli ad utilizzare il computer e facebook sia un bene ma pensiamo che insegnare ai nostri ragazzi la storia dei personaggi storici che danno il loro nome alle strade del nostro paese sia indispensabile affinchè si rafforzi un' identità aluntina. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco crediamo che ci voglia consapevolezza ed orgoglio nel vantarsi di aver portato la nostra "aluntinità" fuori, nell'ingegneria nucleare, nelle aziende prestigiose, nelle organizzazioni internazionali, a creare valore nelle univeristà, all'estero, a creare aziende al nord, a lavorare dignitosamente per poter un giorno sfruttare le competenze nel proprio paese.
Noi crediamo che il nostro Paese debba essere più centrale e influente nel comprensorio per riacquistare quella forza e quella specificità di poterci definire fieramente aluntini e non sammarcoti. Di poter orgogliosamente declinare i verbi in dialetto con l'accento sulla "e" finale. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco vogliamo vincere, altro che partecipare. Crediamo che non ci sia futuro senza passato e siamo grati alle persone che fino ad oggi hanno servito ed onorato il nostro paese, ma siamo consapevoli che adesso tocca a noi. Forse sbaglieremo anche noi, ma perlomeno sbaglieremo in modo diverso.
Noi potremmo fallire per incapacità, ma non per soddisfazioni personali. Noi a San Marco d'Alunzio facciamo così.
Noi a San Marco crediamo che sia giunto il tempo del coraggio, il coraggio del leader che si mette a disposizione del gruppo e non il gruppo che si mette a disposizione del leader. Solo così si rischia, si osa e si vince. Saremo accusati di arrivismo. Ma meglio essere accusati di arrivismo oggi che processati per mancanza di affermare la propria identità domani.
sabato 7 maggio 2011
I Programmi delle Liste

La cosa che di più mi ha colpito in questa prima parte di campagna elettorale è che confrontando i programmi, quello della lista "Primavera Aluntina" è il più credibile e il più attuabile.
Certo non siamo così ingenui nel pensare che gli altri programmi non siano belli o entusiasmanti, ma la differenza sta proprio lì.
Di solito i programmi elettorali sono una ricetta bellissima dove ognuno ci mette il bello ed impossibile.
Se guardassimo al programma elettorale delle altre liste, vi accorgeremmo che è una Disneyland, un mondo surreale a cui ovviamente non bisogna credere.
Probabilmente l´hanno scritto nell´ipotesi di non governare, pensando di perdere.
Il nostro programma invece non ha presentato una società migliore ma si è prefissato di migliorare la società che c'è: questo è importantissimo.
Arcodia molto probabilmente pensa di gestire il futuro come la prosecuzione possibile di un felice passato: dato che abbiamo fatto bene (lui pensa) continueremo a fare bene: molto superficiale ma diretto.
Per Celestino è l' opposto: non ci deve essere la continuazione ma la rottura, imposta dalla realtà.
Le promesse possono essere garantite solo dai doveri, e i doveri possono essere garantiti solo dalla responsabilità che parte dalla singola persona e dal suo impegno, valorizzando il lavoro di tutti, dagli artigiani ai commercianti, dagli impiegati agli allevatori, dagli agricoltori ai circoli culturali.
Nelle continue riunioni elettorali Celestino non si stanca di ripetere "mon mi lasciate solo, ho più bisogno di voi dopo che ora".
Ecco che emerge e ritroviamo la differenza che dicevo prima: le persone vengono prima dei leader e questa nostra idea lascia prefigurare una concezione collegiale, collettiva del potere da parte del nostro sindaco designato.
Noi che abbiamo creato questa coalizione lo abbiamo fatto poiché abbiamo avuto la netta sensazione che rispetto agli altri due leader Celestino ha saputo ascoltarci. Questo non deve essere scontato perché per tanto, troppo tempo si è dato importanza alla capacità di parlare piuttosto alla capacità di ascoltare.
La vera differenza è stata che mentre per Celestino le critiche erano uno spunto di riflessione da accettare con lealtà e rispetto istituzionale, nell'attuale maggioranza erano viste come lesa maestà, alto tradimento ed attentato alla Costituzione (sic!).
In tutti questi anni noi abbiamo tessuto una rete di relazioni, elaborato report da presentare davanti al gruppo in riunione periodiche e costanti, post sul blog, abbiamo fatto battaglie sulle idee, discussioni sulla meritocrazia, corrispondenze con riviste locali.
Forse avevamo lanciato un imlicito messagio ad Arcodia, molti lo potevano leggere anche così, in realtà l'arroganza del potere ha prevalso ed invece di intavolare una discussione a 360° con le nostre istanze e con le nostre idee si è preferito andare oltre e cercare lo scontro frontale.
Noi dunque abbiamo scelto un interlocutore che subito ci ha messo a nostro agio, siamo noi ad aver puntato molto sui giovani, che è però una cosa diversa dagli altri schieramenti, dove i giovani stanno semplicemente sul palco ad applaudire mentre i leaders fanno i loro comizi.
Arcodia e Filippo per loro stessa natura sono dei leader e sulla base della loro persona hanno costruito la loro leadership, creato un gruppo e poi la lista.
Nel caso di Filippo è lampante che siamo in presenza di una lista organizzata per rilanciare e mettere in risalto la sua persona, la sua storia personale, la sua crescente centralità nella società aluntina.
Mentre dunque nella lista di Arcodia e Filippo vengono prima i leader e poi le persone, nella nostra lista è al contrario: prima le persone e dalle persone il leader.
Ovvio che stiamo parlando di tre importanti personalità: Arcodia e Miracula sono persone serie, oneste, i quali, sopratutto nel caso di Arcodia, insieme ad altri hanno scritto la storia politica di Aluntium.
Che dire, che vinca il migliore ma che vinca sulla base della scommessa politica, su ciò che rappresenta, su ciò che ha intenzione di fare, non sui programmi che per una questione elettorale vengono gonfiati a ridosso delle elezioni.
Fosse così gli elettori dovrebbero premiare la lista Primavera Aluntina, la quale offre non un libro dei sogni, non cose impossibili ma parte dalla base naturale dei bisogni e delle necessità di un Paese e dei suoi cittadini.
Il suddetto commento è frutto di opinioni esclusivamente personali che non sono state concordate col comitato elettorale del gruppo "Primavera Aluntina", verso il quale, come tutti sapete, non nascondo la mia totale adesione e il mio incondizionato appoggio.
lunedì 25 aprile 2011
Massimo Riserbo!
Massimo Ciancimino è accusato di truffa e calunnia pluriaggravata nei confronti di Gianni De Gennaro, il superpoliziotto attuale capo del DIS (servizio segreto civile italiano).
Ciancimino avrebbe falsificato il pizzino nel quale avrebbe dovuto esserci la prova definitiva che De Gennaro favoriva la mafia (dopo un'accurata perizia calligrafica disposta dalla stessa Procura e gli accertamenti della polizia scientifica hanno consentito di individuare la falsificazione).
Ciancimino è stato arrestato mentre tutto beato e felice andava con la sua scorta a Saint Tropez a farsi le vacanze di Pasqua.
Francesco Caruso, Questore di Palermo, aveva a suo tempo espresso dubbi sull'opportunità di assegnare la scorta a Ciancimino date le pesanti ombre sulla sua attendibilità (fu sorpreso al telefono in un intercettazione con un affiliato di una cosca calabrese mentre diceva cose del tipo “Io ormai sono come Mastrota, fra un po’ vado in tv a vendere le pentole… Faccio tutto! Le cose vanno stra-bene, comunque va bene… quando tu senti cose mie in televisione, tu fottitene!)”.
Cose insomma che i procuratori speravano non dicesse, ma le ha dette e per questo la sua credibilità è iniziata a scricchiolare.
Nonostante tutto, il Dipartimento che si occupa delle asegnazioni delle scorte (UCIS), ha stabilito la necessità e ha confermato la scorta.
Ciamcimino Jr ormai era diventato una star per le cose che diceva contro tutti, da Berlusconi a Dell'Utri fino a De Gennaro.
Si capisce perchè Cincimino è diventato, nel giro di pochi anni, una star, anzi una guest star, negli studi e nelle trasmissioni televisive in qualità di ospite incredibilmente ascoltato come un oracolo da Santoro e ovviamente da Marco Travaglio.
La cosa con la quale si può ridere e scherzare è che l'arduo compito di arrestare Massimo Ciancimino è toccato proprio ad Antonio Ingroia.
Conoscete Antonio Ingroia? Non vi annoierò descrivendo la sua storia, si tratta comunque di un magistrato molto influente e molto bravo.
Oltre ad essere un allievo di Falcone e Borsellino ha ereditato un difficle compito, quello di prendere in carico uno degli uffici giudiziari più scottanti e difficili d'Italia.
Antonio Ingroia, immortalato (io però non sono riuscito a vederlo) dietro al capitano Zanetti mentre alza la Champions League al cielo nella notte di Madrid, svolge ed assolve il suo ruolo con buoni risultati, peccato però che parla troppo, va nelle adunate e incita la folla e le piazze facendo comizi contro la riforma della giustizia e contro Berlusconi ovviamente e per questo si è beccato un bel due-giorni di Radio Londra di Ferrara che lo sculacciò perbenino.
Dicevamo che Ingoria ha dovuto arrestare Ciancimino ma ironia della sorte, un anno prima, fu lo stesso Ingroia che scrisse la prefazione dell'ultima fatica letteraria intitolato "Quarto Livello" dove diede il suo contributo alla diffusione del libro del pentito.
Nel capitolo “Padri e figli” del suo libro “Nel labirinto degli dei” (Feltrinelli, 2010), Ingroia raccontava: “Dal primo incontro ho capito che Ciancimino jr era fatto di tutt’altra pasta. Tanto il padre era ombroso, tanto il figlio Massimo è gioviale. Non ho mai visto il padre abbandonare l’espressione adirata”.
"Massimo Ciancimino è “molto ‘americano’, uomo dei media e per i media, nel bene e nel male e per una metamorfosi mediatica, oggi il figlio di Ciancimino è arrivato a diventare quasi un’icona dell’antimafia”.
Hai capito l'Ingoria?
Adesso che l'idolo è caduto perchè abbattutto dallo stesso magistrato che lo aveva portato sugli altari le cose diventano imbarazzanti.
Imbarazzante innanzitutto per Santoro che da anni lo invita nel suo studio e permette di dire frasi mezze fatte, allusioni, semi rivelazioni.
Ovviamente il tutto mirato a "mascariare" chi? Indovina indovinello? Berlusconi, Dell'Utri, Mario Mori, Nicola Mancino, Saverio Romano e Gianni De Gennaro.
Adesso però Massimino è considerato un "cacciaballe". Sì', proprio così, quel cacciaballe che fino ad una settimana fa veniva invitato dai giornalisti organici alla procura a presenziare al festival del giornalismo di Perugia.
Quel cacciaballe al quale scrivevano le prefazioni dei libri e adesso si ritrovano ad essere imbarazzati; ma saranno abbastanza imbarazzati?
domenica 27 marzo 2011
Onore al Popolo...
E' incredibile la straordinaria compostezza, l'ormai caratteristico selfcontrol che caratterizza i giapponesi sfortunatamente alle prese con queste disgrazie.
Pochi istanti dopo l'allarme i bambini che stavano per prepararsi all'uscita di scuola, hanno preso lo zaino e il caschetto di emergenza e sono scesi ordinatamente in strada.
Sì perchè alle pareti di ogni scuola c'è un appendiabiti con un kit di sopravvivenza, una torcia, un casco.
Nelle case è vietato attaccare i quadri con chiodi alle pareti, all'interno del vetro delle finestre un reticolato impedisce la caduta di schegge, e si consiglia di tenere sempre un paio di scarpe sotto il letto, in caso di fuga improvvisa.
La scossa ha liberato un'energia che è stata 30 mila volte (30.000 sic!) maggiore a quella scatenata a L'Aquila nel 2009.
Pur sottoposti a grandi oscillazioni i grandi grattacieli di Tokyo hanno retto. Alberto Zaccheroni, il ct italiano della nazionale di calcio giapponese, è rimasto esterrefatto:"ci hanno portato in un grande parco all'aperto e ad un certo punto ho visto che l' asfalto si muoveva"!.
Il professore Alessandro Martelli, professore di Costruzioni in zona sismica all'università di Ferrara ha dichiarato:"un terremoto di magnitudo 7,5 ben inferiore a quello giapponese (già violentissimo), farebbe tra le 15 mila e le 32 mila vittime in Calabria, appena 400 vittime a Tokyo. Lì le case restano in piedi e ovviamente non si tratta di un miracolo".
La materia anche se macabra mi appassiona e così vengo a sapere che dal punto di vista normativo ed ingegneristico il Giappone è davvero all'avanguardia.
Si utilizzano le strutture con getti di cemento armato che permette l'elasticità e la torsione adeguandosi al movimento tellurico.
Questa tecnologia edile ha resistito e allo stato attuale sono a prova di terremoto 3 edifici giapponesi su 4 e l'obiettivo è arrivare al 90% nel 2015.
E' un obbligo per gli edifici pubblici ma anche i privati si stanno gradualmente attrezzando, consapevoli che la terra dove vivono è soggetta al 20% delle scosse che vengono registrate in tutto il mondo e che secondo le statistiche accade una catastrofe ogni 70 anni. Roba da far tremare i polsi.
Quasi tutti gli edifici di nuova costruzione sono obbligatoriamente dotati di speciali cuscinetti antisismici posti alla base degli edifici.
Vengono adottati acciai più elastici di quelli normali e i pilastri sono annegati ed avvolti da speciali tubi in fibra di carbonio, che li rendono più resistenti alle fratture.
Ci sono strutture costruite in legno con strutture portanti in acciaio e carbonio. E' montato sopra "slitte" dotate di pantografi e dissipatori a pistone che permettono alla casa di muoversi smorzando l'onda d'urto del terremoto (fonte il Foglio)
Altri accorgimenti fondamentali sono le porte e le finestre costruite ad architrave mobile per consentire comunque di aprire la porta, a botole apribili sui balconi per scendere di piano, all'uso di materiali antifiamma per evitare incendi.
Tutto questo ha però un costo aggiuntivo del 5 e 10% che può salire ancora di più.
(Roberto Giovannini, intervista a "La Stampa").
GLI IMPIANTI NUCLEARI
Stanno suscitando ansie, angosce e preoccupazione la sorte delle centrali nucleari presenti in Giappone.
Tutti sono d'ccordo nel ritenere che le centrali nucleari sono costruite secondo i più avanzati criteri di sicurezza, al punto che è stato calcolato che circa un terzo del costo di una centrale va a coprire i sistemi di sicurezza.
Il problema della centrale di Fukushima, la centrale che sta facendo tenere col fiato sospeso un mondo intero per le fughe radiottive, è che non ha funzionato il meccanismo d'emergenza a diesel.
Ogni centrale deve avere due motori diesel pronti ad entrare in funzione ogni volta che la corrente elettrica salta per consentire lo spegnimento di emergenza dell'impianto.
Nel giorno del terremoto questi due motori non sono partiti e la radiottività è iniziata a salire.
Il Giappone, nonostante si trovi in una posizione geografica al altissimo rischio sismico, ha deciso ugualmente di investire nell'energia nucleare civile con 55 reattori in funzione e 11 in costruzione. Allo stato attuale il 30% dell'elettricità giapponese viene ricavata dall'energia nucleare.
Il governo ha posto l'obiettivo del 50% entro il 2030.
SI PUO' MANTENERE IL COSTO DELLA SICUREZZA DI UNA CENTRALE NUCLEARE?
IN passato, il reattore di un'altra città, quella di Niigata, fu colpito da un violento terremoto. Era una centrale progettata per resistere ad un terremoto di 6 gradi. Il terremoto fu di 6,8 gradi. Per elevare lo standard a 6,8, quindi migliorare l'apparato di sicurezza di 0,8 gradi, i giapponesi hanno speso 2,6 miliardi di euro. Cifra che serve a costruire un nuovo reattore.
Se Fukushima è stato progettato per reggere ad un terremoto di 7 gradi, quello dell'11 marzo è stato 1000 volte più potente (la scala Richter è logoritma).
Quanti soldi ci vorrano e dunque quanto costa elevare lo standard di sicurezza?
A voi, a noi cioè, i conti..proprio adesso che dovremmo decidere se puntare ancora sul nucleare e sulle sicurezza delle centrali. Bel casino.
A me ha colpito anche la frase del presidente dell'Istituto italiano di vulcanologia e geologia Enzo Boschi, che forse pone fine alle polemiche anche in Italia sulla presunta prevedibilità di questi fenomeni. "Dopo 40 anni di studi, siamo in grado di sapere dove avverranno i terremoti, quanto saranno grandi, quale sarà la loro forza massima, ma non sappiamo dire quando si verificherà un terremoto...Abbiamo un'azione tempestiva massima di 10 secondi..è il massimo che può offrire una scienza giovane come questa".
Lo Shopping commerciale dei francesi in Italia
Quando abbiamo letto che la Lactalis, la multinazionale francese dei formaggi (126 stabilimenti, 38 mila dipendenti, 10 miliardi di fatturato) ha comprato il quasi 30% delle azioni Parmalat esprimendo l'intenzione di acquistare tramite un OPA l'intera società, gli italiani che hanno a cuore la nostra economia si sono un po' irritati.
Subito abbiamo sperato nell'unico player italiano che potrebbe salvare la Parmalat dalle mani dei cugini francesi, la Ferrero, dato che l'altro potenziale amico, la Granarolo, ha esplicitamente ammesso che non ha la forza per mettersi in mezzo.
Voi direte, ma perchè questa preoccupazione? In fondo siamo all'interno dell'UE, all'interno di uno dei pilastri sul quale si è costruita la nostra Europa, il pilastro del mercato comune, della libera concorrenza, del libero mercato ecc...ecc...
Sì, avete ragione ma gli scettici non hanno torto a pensare che i cugini francesi fanno agli altri ciò che non vogliono che venga fatto a loro, ovvero vedere acquistare loro aziende da parte di stranieri, ed ecco che a quel punto iniziano a modificare le leggi, a fare ciò che in linguaggio economico/diplomatico si chiama protezionismo commerciale.
Il governo Italiano lo ha capito e sta andando subito ai ripari varando un provvedimento che disciplina le regole e il settore delle nostre aziende nel momento nel quale queste vengono prese di mira da aziende estere.
Gli italiani di buonsenso non dovrebbero essere pregiudizialmente contrari alla proprietà straniera delle nostre aziende perchè questo può favorire investimenti esteri, flusso di capitali, possiblità manageriali diverse e forse più efficaci.
Agli italiani di buonsenso non dovrebbe interessare quale bandiera sventoli sui tetti dell'azienda, l'importante che favorisca l' occupazione e la crescita della nazione.
Tuttavia quando sento che alcune aziende italiane, volendo comprare aziende estere, in questo caso francesi, sono state ostacolate dal governo che si organizza per approvare norme diverse da quelle che il libero mercato favorisce, ecco che la cosa inizia ad irritare anche gli italiani di buonsenso.
Per capirci meglio diamo alcune esempi:
Nel gennaio 2006 vi è stato un braccio di ferro tra Italia e Francia sulla questione della conquista della “Compagnie de Suez”, storica azienda di servizi energetici europea nata nell'Ottocento, il cui nome deriva da una delle sue prime e più importanti attività: la realizzazione del canale di Suez.
All'acquisto del colosso del gas e dell'elettricità francese è infatti interessata Enel,la nostra italianissima ENEL, tanto da aver proposto il lancio di un'Opa, un'offerta pubblica di acquisto, per rastrellare sul mercato quote sufficienti per averne il controllo.
Una operazione impegnativa per l'azienda elettrica italiana, che per acquistarla avrebbe dovuto mettere sul piatto 50 milioni di euro e che, pur di mandarla in porto, si sono offerte a partecipare per garantire la copertura finanziaria tutte le principali banche italiane.
La proposta però è stata congelata ancor prima di essere formulata ufficialmente: e la causa è stata il proclama del primo ministro Francese Dominique de Villepin, che ha dato ufficialmente la "benedizione" del governo alla annunciata fusione tra Suez e Gaz de France.
Un'operazione decisa proprio per impedire l'ingresso di Enel nel capitale sociale di Suez.
Un matrimonio nel più perfetto stile nazionalistico, alla "moglie e buoi dei paesi tuoi", molto poco in linea invece con le tendenze della UE sui settori chiave della produzione continentale come l'energia.
Quindi onde evitare che questi cattivi italiani dell'ENEL acquistassero una delle loro aziende, l'allora premier obbligò due industrie tutte e due francesi a fondersi per essere più forti divenendo impossibile per chiunque entrare.
Vi è un altro esempio di protezionismo "alla francese", in questo caso non nei nostri confronti.
Lo stesso De Villepin blindò la francese Danone all'avanzata di Pepsi, la multinazionale del drink&beverage.
PICCOLI SCREZI TRA ITALOFRANCESI
Secondo alcuni autorevoli analisti del settore, questa guerra commerciale in realtà sta provocando parecchi colpi bassi e ripicche tra i rispettivi paesi.
L'esempio lampante può essere il secco no a Carlo Magrassi ad essere nominato alla guida dell'EDA, l'agenzia europea degli armamenti.
A questo è seguito lo stop imposto dal governo francese all'acquisto di 1,8 miliardi di commesse al gruppo italiano IVECO per gli autocarri militari tattici.
Ancora i francesi hanno bloccato la partnership italiana al progetto VEGA che è un lanciatore per shuttle spaziale, oltre il congelamento ad una alleanza nel campo dei siluri (militare), che si aggiunge alla storica rivalità nel campo degli elicotteri con la nostra Agusta Westland e il gruppo francotedesco Eurocopter.
ALTRI OBIETTIVI FRANCESI
Da premettere che i francesi della Lactalis avevamo già conquistato negli ultimi anni la Galbani, Invernizzi e Cademartori accentuando la loro presenza nel settore dell'agroaliemntare italiano.
Non si parla solo del settore agroalimentare dunque, ma anche finanziario, energetico e della settore più delicato della difesa.
Nella finanza ormai è chiaro che tramite il francese Bollorè che è vicepresidente di Generali Assicurazioni nonchè storico azionista di Mediobanca, i francesi stanno puntando al controllo dell'impero traballante di Salvatore Ligresti e qui la nostra Consob ha imposto un 'OPA su Fondiaria Sai, il gioiello di famiglia di Ligresti appunto.
Ovvio non dimenticarsi che BNP Paribas, il gruppo bancario francese, ha acquistato la nostra BNL e Air France non aspetta altro che la fine di Alitalia per entrare anche lì.
Da diversi mesi invece è la notizia che il gigante francese del lusso Lvmh ha comprato la nostra Bulgari dopo aver lanciato un OPA con l'accordo che la storica famiglia romana del lusso entri nel capitale del colosso francese con il 3%.
Quindi ricapitolando: i francesi aggrediscono nel settore agroalimentare, banche, aerei, in quello energetico, del lusso, delle assicurazioni e finanza.
COME SI MUOVE IL NOSTRO GOVERNO
Il ministro Tremonti ha già varato il proprio piano.
In pratica si trata di difenderci dall'assalto facendo come i francesi, intervenendo prima sul settore dell'energia affinché si bloccasse l'accordo che avrebbe consegnato la nostra Edison (terza azienda dopo ENI e ENEL) ai francesi di EDF (Electricitè de France).
Ovviamente deve essere un piano di difesa che non venga impugnato dall'Unione europea perchè l'UE potrebbe accusarci di concorrenza sleale e dunque illecita.
Gli esperti italiani di diritto comunitario e concorrenziale hanno parlato della possibilità di dotarsi di una legge simile a quella in vigore e approvata in Francia e in Canada.
La legge dovrebbe imporre che qualora ci fosse un interessamento da parte di aziende estere in determinati settori delicati e strategici a livello nazionale, settori cioè legati alla sicurezza (difesa, energia per esempio), l'acquisto da parte di questi gruppi esteri deve essere autorizzato dal governo.
Certo, i liberisti e i fautori del libero mercato non la prenderanno bene perchè è ovvio che questo principio va a cozzare contro una dottrina della libera concorrenza che ha come prima filosofia l'assenza di interventi dello stato nell'economia ,ma tant'è.
ESEMPIO AMERICANO
Basta andare nel tempio sacro del liberismo quale quello americano appunto e ci si accorge che lì esiste una commissione ad hoc, la Committee for foreign Investment in the United States (Cfius) che valuta la compatibilità dell'intervento con gli interessi e la sicurezza nazionale.
In pratica in Italia si sta studiando la possibilità di creare questa commissione per evitare che soggetti stranieri controllino i nostri punti strategici quali la banda larga, e la rete energetica data appunto la loro rilevanza strategica.
I critici potranno comunque affermare che si tratta pur sempre di norme che di fatto limitano la libertà di impresa, norme scorrette con l'effetto di scoraggiare gli investimenti esteri nel nostro territorio che tanto la nostra già debole economia abbisogna.
GIUSTIFICAZIONE DI UNA LEGGE
Qualora questa legge andasse in porto gli italiani di buonsesno si chiedono perchè non debba valere per noi ciò che è consentito ad altri.
Si tratta di creare questa legge e la applichiamo a stranieri che nel loro paese ne hanno una identica.
Applichiamola alle aziende francesi dato che in Francia hanno una legge simile e magari non lo si fa con altri paesi dove questa legge non c'è.
Forse gli italiani critici hanno troppo sbuonsensoil principio sta bene così perchè altrimenti noi italiani faremmo sempre la figura del popolo accomodante che non si fa rispettare abbastanza nel panorama internazionale mentre i nostri competitor fanno shopping da noi comprando i nostri gioielli di famiglia mentre noi rimaniamo a guardare. Con buonsenso (?).
Pensiamo un pò se la nostra ENI o ENEL fosse in mano ai francesi e da un giorno all'altro, causa crisi mediorientale, guerre, dittatori e sistemi politici instabili, ci si vengono ridotti gli approvvigionamenti energetici. Pensiamo che Sarkozy, proprietario di ENI, faccia valere i nostri interessi o quelli del suo paese, la Francia, negoziando questioni vantaggiose solo per lui e il suo paese? Ci son settori, quali la difesa, le telecomunicazioni (in un mondo di spie, di wikileakers, intercettatori privati) acquista sempre un ruolo strategico per il paese, devono rimanere italiane.
Con buona pace degli italiani del non buonsenso.
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