sabato 20 novembre 2010

Tra Saviano e Maroni...


Premetto subito che non voglio schierarmi nelle tifoserie tra i pro e contro Saviano. Per me è una persona alla quale va tutto il nostro rispetto, gratitudine e senso di riconoscenza per tutto quello che ha fatto e che farà nei confronti della mafia.
Non voglio che si ripeta la stessa sorte che toccò a Falcone, odiato da vivo e osannato da morto da quelle stesse persone che avevano detto e scritto peste e corna contro di lui. Quindi sono schietto e sincero: W Saviano ora et semper ma...
Ci sono tante cose che non mi piacciono e che naturalmente non condivido: il narcisismo televisivo, la parzialità dei monologhi.
L'ho bastonato quando credevo che avesse esagerato e quando si atteggia a tribuno della plebe con la presunzione di avere sempre la verità in tasca.
Non condivido la sua scelta di sottrarsi al confronto, al dibattito con altre persone autorevoli che ne sanno almeno quanto lui sulla mafia.
Non mi è paiciuto questo suo schierarsi nettamente a sinistra per compiacere il suo popolo di riferimento, il suo far parte per forza della sinstra perchè è cool ed è figo essere di sinistra più che esserlo di destra, sopratutto una destra Berlusconiana.
Non seguo in televisione il suo programma perchè non lo ritengo interessante e perchè non sono un abituale tv watcher ma seguo ciò che succede dietro e mi sono fatto una mia opinione.
In questo post vorrei soffermarmi sulla polemica tra Saviano e il ministro Maroni.
Saviano da sempre dice cose che tutti sanno ma che nessuno scrive ed ha una capacità di documentazione straordinaria come dimostra il suo best seller Gomorra.
Nell'ultima puntata ha detto che la n'drangheta fa affari al nord, in Lombardia sopratutto, che anche al Nord dunque è presente la mafia e non solo al sud, che anche al nord, nella bianca Lombardia ci sono politici che sono collusi con la mafia, che prendono le tangenti, che fanno le raccomandazioni, che taglieggiano i negozi e le aziende sopratutto nel movimento terra e nell'edilizia.
Bene a Saviano nonostante queste cose si sapevano!
Ma la cosa mi ha fatto lo stesso piacere perchè sono stanco di vedere fiction, di vedere film, di leggere romanzi ambientati in sicilia e nel sud dove non fanno altro che collegare la mafia al territorio meridionale e in particolare a quello siciliano.
Sono stanco e per questo se una volta all'anno c'è una persona che dice di fronte a 9 milioni di spettatori e a chiare lettere che la mafia fa affaroni al nord, a Milano e in Lombardia, non penso che sia da criminalizzare perchè in caso contrario i siciliani dovrebbero boicottare il "Padrino" e i "Sopranos" e denunciare Francis Ford Coppola!
La cosa che mi ha fatto andare i bestia è che Saviano ha commesso lo stesso errore della scorsa puntata dove ha messo in cattiva luce Alfredo Galasso, facendo vedere un filmato dove litigava con Falcone durante una trasmissione inducendo così il telespettatore a pensare che quel Galasso fosse uno dei traditori di Falcone quando Alfredo Glasso è stato un grande magistrato che combattè la mafia quanto Falcone, che difese i familiari delle vittime di Ustica e le famiglie delle vittime di mafia durante il maxiprocesso di Palermo istruito peraltro dal famoso Pool.
Detto questo Saviano, parlando della n'drangheta al nord, ha facilmente accostato la Lega nord alla malavita, e Maroni dunque è stato, anche se indirettamente, chiamato in causa in quanto espressione di quel partito che Saviano dice di essere più o meno colluso, di essere in parte responsabile per le infiltrazioni mafiose negli appalti delle regioni settentrionali.
La cosa che non sopporto è che in questo genere di trasmissioni non ci sia un contraddittorio, un altra persona che dica la sua, che cerca di difendersi.
Così sembra un processo dove c'è il pubblico ministero ma non l'imputato: un processo mediatico insomma!
E' facile come fa Saviano, è facile dire che "chi ce l'ha con me è contro di me, chi ce l'ha con me è un Sandokan o uno Schiavone e fa il gioco della malavita". Così è facile, caro Saviano.
Adesso Maroni ha dovuto, dopo ripetute pressioni e convincimenti, faticare tanto per ottenere una presenza che farà ancora aumentare l'audience e arricchire Berlusconi visto che la Endemol, la società che produce il format, è di sua proprietà, anzi della sua famiglia e delle sue figlie!
Maroni ha dovuto arrestare il boss Schiavone per essere invitato e sicuramente ribatterà colpo su colpo alle accuse lanciate dallo scrittore.
Ma trattare male Maroni e la Lega, un partito che è al governo, un governo che con l'aiuto di magistrati e forze militari più di ogni altro ha fatto contro la mafia, equivale a spezzare il fronte comune contro la mafia..facendo paradossalmente il gioco della mafia.
La stessa accusa che rivolgevano a Leonardo Sciascia quando criticava l'eccessivo protagonismo di alcuni magistrati antimafia. A Sciascia gli rimproveravano il fatto che se criticava l'antimafia, la mafia si rafforzava.
Non è lo stesso paralogismo nei confronti di Saviano? Se critica l'antimafia dei fatti di Maroni non fa un favore alla mafia?

Da ora in poi annoterò tutti poveri disgraziati trucidati...

LIBERTA' PER ASIA BIBI
A cena da amici mi sono imbattuto in una discussione che fortunatamente è durata poco perchè l'atmosfera si stava surriscaldando e lo status di invitato non permetteva uscite fuori dalle righe.
Mi sono trovato a dibattere con carissime persone a proposito dell'islam e dello scontro di civiltà vero o presunto in atto nella società del mondo contemporaneo.
La versione dei commensali era molto morbida e tollerante verso l'islam e la religione degli stati arabi sostenendo che la questione violenza/terrorismo non sia altro che un'interpretazione dei pochi cattivi in confronto dei moltissimi buoni.
La discussione non si è potuta approfondire perchè ci servivano ancora molti opinioi per inquadrare il nostro pensiero. In ogni caso già nelle premesse si era capito che andavamo su binari diversi e separati.
La cosa che più mi ha colpito è che si cercava di minimizzare, quasi negare, la persecuzione che viene ininterrottamente attuata negli stati a maggioranza mussulmana: che il vignettista danese aveva torto, che le minacce a Magdhi ALlam sia ad opere di pochissimi fanatici, ecc...ecc...
Ho avuto l'impressione che si volesse dare un'immagine quasi assolutoria e giustificatrice dettata dalle diverse condizioni di vita, dalla profonda diversità culturale ecc..ecc...
Ovviamente non mi dilungo anche perchè non sarebbe corretto nei confronti degli amici qualora leggessero e potrebbero aggiungere altre cose che sono state dette a riguardo. Dunque con questo blog, grazie al blog, da ora in poi lancerò appelli virtuali affinchè si sottolineino le condizioni che i cristiani patiscono nel mondo mussulmano.
Da oggi e tralascio gli altri centinaia di casi precedenti ma non per questo non meritevoli della nostra più totale compassione e preghiera, si inizia per chiedere la libertà di Asia Bibi.
Asia Bibi è stata accusata da un tribunale pakistano di blasfemia, un reato presente nel codice penale pakistano e in quasi tutti i codici degli stati mussulmani.
Asia è stata prima definita "impura" cioè non mussulmana e poi è accusata di aver offeso Maometto quindi imprigionata e picchiata e non si sa se torturata (ma ormai che ci siamo non lo possiamo neanche escludere del tutto).
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno si è proposto di lanciare un'iniziativa popolare a riguardo e il Papa ha già lanciato il proprio monito.
L'art. 285 del codice penale di questi regimi è solo una scusa, uno strumento in mano ai governi per eliminare le minoranze religiose e ci sono organizzazioni internazionali le quali riferiscono che l'85% delle accuse si rivelano false ed infondate.
Non ci sono solo i regimi islamici alla testa di queste persecuzioni, bisogna anche menzionare regimi quali Cuba o la Cina che fanno dell'ateismo di stato la propria religione.
Ricordiamo sempre le parole nel vangelo:" come hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" e ancora:" Beati voi, quando vi perseguiteranno e, mentendo, diranno male di voi per causa mia"

Determinazione teutonica

Mezza Europa, compresa l'Italia, ce l'ha con la cancelliera Angela Merkel.
Quest'ultima è accusata di pretendere austerità, rigore e stabilità dei conti pubblici nei paesi della zona euro. A loro volta gli stati si difendono dicendo che la Germania, da sempre principale motore economico europeo e grande sostenitore dei conti in ordine, abbia approfittato della sua forza per imporre un euro debole per far respirare le proprie aziende numero uno al mondo per volumi e quantità di merce esportata.
Sarebbe così, anche noi dovremmo beneficiarne poichè siamo solo secondi dietro loro per quantità di esportazioni, eppure tra noi e loro la differenza è abissale.
Una delle paure della Germania è derivata dal fatto che una volta che gli stati entrano in crisi, secondo gli accordi strappati dall'Italia, Spagna, Portogalllo, Grecia, Irlanda e Francia all'Ecofin, dove si è creato un fondo europeo salva stati per sostenere gli stati in difficoltà, è il fondo che dovrebbe intervenire e il fondo è finanziato dagli stati in proporzione al valore del PIL prodotto..quindi più dalle altre dalla Germania! Perchè il contribuente tedesco dovrebbe pagare per errori e lassismo degli altri governi europei?
La verità è che con l'attuale crisi degli stati che nom sembra arrestarsi anzi viene alimentata dalla nuova crisi irlandese, i governi hanno lasciato andare un pò troppo i propri conti pubblici sforando il rapporto deficit/PIL.
Questo è vero e su questo la Merkel ha ragione perchè se davvero teniamo all'euro allora le finanze devono essere messe a posto per attirare la fiducia dei mercati.
Nel caso dell'Italia per esempio, la Merkel giustamente ci critica perchè in 18 anni, dalla firma del trattato di Maastricht, siamo partiti con un rapporto tra debito/PIL al 108% e siamo arrivati all'attuale 118% NONOSTANTE I 14 PUNTI DI PIL INCASSATI GRAZIE ALLE PRIVATIZZAZIONI di questi ultimi anni.

L'ENNESIMO MIRACOLO TEDESCO

Per meglio comprendere le ragioni della Merkel basta andare a guadare i sacrifici e gli sforzi sostenuti da questo paese negli ultimi anni.
La crisi del 2008 ha toccato la Germania come tutti gli Stati ma la verità che i tedeschi avevano già messo tanto fieno in cascina negli anni passati.
Basta solo pensare che appena nel 2004/05 la Germania ha accumulato 5 milioni di disoccupati perchè ha deciso di delocalizzare le industrie con un alto tasso di manodopera ad est o addirittura all'estero investendo però su un settore altamente tecnnologico e ad alta richiesta di personale specializzato.
La cosa in quel tempo sembrò una pazzia e infatti l'allora cancelliere Scroeder in netto vantaggio alle lezioni lasciò il paese in una sorta di pareggio politico/elettorale causato appunto dallo scontento di mezza Germania.
Adesso la Germania ha 3 milioni circa di disoccupati, secondo i dati disponibili, il numero più basso da 18 anni a questa parte.
Ecco perchè adesso i tedeschi, dall'alto della propria sicurezza, impartiscono lezione di austerità e rigore!

Libri da leggere

Negli ultimi giorni in America è uscito un libro dal titolo lungo ma accattivante per chi volesse conoscere il meccanismo interno della politica americana e in particolare l'organizzazione interna allo staff del presidente Obama.
Il titolo del libro è:" Revival. the struggle for survival inside the Obama White House" ovvero "Rinnovamento. Lo sforzo per sopravvivere dentro la Casa Bianca di Obama".
Ho letto la recensione su un quotidiano e direi che è un libro davvero interessante perchè è scritto da un giornalista esperto, un cronista politico che in Italia sarebbe chiamato "squalo" del Transatlantico, ovvero colui che raccoglie le indiscrezioni dei politici mentre discutono privatamente nel corridoio dal pavimento blu di Montecitorio, giornalisticamente battezzato transatlantico appunto.
Il libro riporta le dichiarazioni ed i fatti accaduti all'interno dello staff del presidente, il magnifico staff che ha plasmato e creato la straordinaria campagna elettorale che ha portato Obama alla vittoria contro la potentissima Clinton prima e Mc Carthy dopo..
Si inizia con il consigliere economico Larry Summers che fu anche ministro economico nel 1999 con Clinton, che si è appena dimesso per andare a ritornare ad insegnare all'Università di Harvard.
Si conclude con il grande capo staff Ralph Emanuel, anch'egli dimessosi a seguito di alcune incomprensioni.
Un altro libro interessante sempre sullo stesso argomento sembra essere quello uscito un paio di settimane fa in america scritto da Noam Chomsky.
Egli appartiene al radical left, ovvero alla sinistra radicale delusa da Obama. Anche in questo caso il titolo è interessante:"America, no we can't".
Raccontano che la parte finale del libro sia una critica feroce ad Obama considerato dallo scrittore "ostaggio di una squadra a sua volta tenuta in pugno dai conflitti di interesse e dal grande capitale, capace di manipolare l'azione del governo orientando i media". Capito bene? "orientando i media"..ma allora non solo in Italia abbiamo un dittatore che controlla le tv e manipola le menti delle persone!

L'odio e la violenza.

Politica&Società

Il fango non c'entra. Il fango, se c'è, lo puoi togliere di dosso, è un elemento che ti si appiccica addosso ma non penetra a fondo. Insudicia ma non ferisce. Colpisce ma non morde, perchè col tempo il fango se è fango si indurisce e cade da solo.
La macchina del'odio invece ha fatto schizzare la violenza verbale verso temperature altissime. I social network poi sono diventati vere e proprie discariche verbali dove chiunque si ritiene titolato ad esercitare la più disinibita arte dell'insulto: le parole si trasformano in proiettili di cartucciere distribuite senza licenza.
Gradualmente si sostituisce la famigerata legge del beduino: il nemico del mio amico è mio amico e il nemico del mio nemico è mio amico!
Nel ring del dibattito tutto è permesso: la denigrazione, l'insulto, la degradazione personale, la diffamazione e i sigilli di infamia.
Attualizzando il dibattito sociale dei nostri tempi possiamo dire che l'amico di un tempo diventa all'improvviso servo, sciocco, cameriere del potente di turno, vittima da scannare e il suo scalpo il trofeo da gettare sul tavolo al centro dell'osteria.
L'odore sanguinolento dello scannatoio che come prima regola è non avere regole.

Pensiero liberamente tratto dall'intervento di Angelo Mellone. Sono ripresi alcuni concetti dello scrittore/giornalista.

domenica 31 ottobre 2010

E LI CHIAMANO PURE MALACARNE!


Nel giugno del 2008 la procura di Palermo apre un'inchiesta per "favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra" contro Mario Mori.
Di cosa è accusato e sopratutto chi è Mario Mori.
Comandante del gruppo carabinieri di Palermo, poi comandante dei ROS (Raggruppamenti Operativi Speciali) e infine numero uno del SISDE, il servizio segreto civile.
Il destino di questo ufficiale militare triestino è collegato ad un codice: 2789/90, un numero in serie che ricorrerà spesso in questo post.
Il più importante successo di Mori arrivò il 15 di gennaio 1993 di fronte al numero 54 di via Bernini, a Palermo, quando il generale fece arrestare lui, il capo dei capi: Totò Riina.
Paradossalmente però accade che l'arresto del mafioso più ricercato al mondo non coincide con la perquisizione della sua abitazione. Molti pensano che la mancata perlustrazione fosse un modo come un altro per dare la possibilità ai mafiosi di ripulire l'abitazione e di cancellare le proprioe tracce.
Mori sostiene che fu la procura a non dare l'ordine di perquisire ma nonostante ciò nel 1997 si apre un'altra inchiesta "per sottrazione di doucmenti e favoreggiamento" contro ignoti.
Nel 2002 i pm Antonino Ingroia e Michele Prestipino firmano la richiesta di archiviazione gettando allo stesso tempo ombre sul colonello Mori e su Sergio De Caprio (l'ufficiale che ha lavorato a fianco di Mori e che ammanettò Riina).
Così nel 2004 si riapre l' altra inchiesta, questa volta contro Mori e De Caprio.
Dopo essere stato assolto per favoreggiamento sembra tutto finito e invece viene indagato ancora una volta. Questa volta ad accusarlo è il colonnello dei carabinieri Michele Riccio che diventa il teste di acusa della procura.
La storia è curiosa e viene così brevemente descritta.
Curiosa perchè il colonnello Riccio accusa Mori, ma anni prima fu lo stesso Mori a denunciare Riccio per la famosa "Operazione Pantera". Così Mori si trova sotto processo sulla base di un'accusa sostenuta da una persona da lui stesso denunciata anni prima.
"L'Operazione Pantera" portò al sequestro di una partita di pesce congelato con 288 tonnellate di cocaina proveniente dalla Colombia. Questo provocò a Riccio due reati: "detenzione e occultamento di stupefacenti" perchè si scopri che nel sequestro sparirono 5 kg di cocaina destinati alla distruzione.
Mori denunciò l'accaduto e dopo che Riccio fu condannato a 4 anni e 10 mesi nel 2001 Riccio chiese al pm di essere ascoltato sui gravi fatti riguardanti la mancata cattura di Provenzano e la morte del tenete Ilardo. La storia di Ilardo è misteriosa.
Riccio sostiene che il suo informatore, Ilardo appunto trovato morto pochi mesi dopo, offrì la possibilità di catturare Bernardo Provenzano.
Ilardo e Riccio si trovavano allo svincolo di Mezzojuso, un paesino in provincia di Palermo, e si erano appostati in attesa del via libera che avrebbe dovuto catturare "Zu Binnu". Via libera che non arrivò mai perchè Mori non autorizzò l'intervento.
La versione di Riccio viene subito contestata da un altro collega e ufficiale, il tenente che nel ''95 prestava servizio presso i ROS di Caltanissetta, il quale ostiene che quel giorno a Mezzojuso, avevano l'ordine di fare dei rilievi fotografici per studiare il territorio e che non c'era nessuna prova che lì si nascondesse Provenzano. La cosa però che crea polemiche e che è presente nel verbale redatto a fine giornata, è che il colonnello Riccio non c'era, non era presente perchè rimasto in ufficio!
Ad ogni modo la procura fece due calcoli e collegò la mancata perquisizione del covo del '93 e la mancata cattura del '95 per confermare la tesi della presunta trattativa tra mafia e stato.
Secondo le tesi di Massimo Ciancimino, Borsellino srebbe stato ucciso perhè era venuto a conoscenza della trattativa e si oppose e la mafia lo fece salare in aria.
Qui ritona il vecchio codice di cui parlavamo all'inizio e che si collega al destino di Mori: 2789/90.
Questo è il codice dell'inchiesta, forse la più grande per dimensioni e conseguenze dopo il maxi processo. E' l'inchiesta che parla di tangenti e che a suo temo fu avviata da Giovanni Falcone che diede esplicito incarico a Mori di coordinarla.
Si trattava di relazioni criminose tra la mafia e gli appalti coinvlgendo parecchi politici del tempo trovando collegamenti nazionali del nord Italia.
Quell'inchiesta non fu presa seriamente in considerazione dal procuratore di allora Piero Giammanco (quello che soffiò la poltrona di procuratore a Palermo proprio a Falcone).
Mori individuò in ogni caso 44 posizoni da prendere in esame ma la procura spiccò solo 5 provvediemnti di custodia cautelare.
Mori chiamò Falcone e a detta di Mori, Falcone tristemente comunicò tristemente che forse si era proceduto i quel modo perchè l' inchieta toccava molti politici e per questa fu ridimensionata.
Pochi mesi dopo la morte di Falcone, Borsellino convocò in gran segreto Mori e il capitano De Donno e insisteva nel riprendere l'inchiesta "Mafia e Appalti".
Borsellino sosteneva che studiando il filone "Mafia ed appalti" si poteva giungere all'individuazione dei moventi della strage di Capaci.
Così il giorno dopo i funerali di Borsellino, a cadavere ancora caldo, la procura di Palermo depositò un fascicolo con una richiesta di archiviazione.
Sopra quel fascicolo c'era un codice fatto di sei numeri: 2789/90.
Era proprio quello: il fascicolo dell?inchiesta ",Mafia ed appalti".

L'ombra della trattativa vera o presunta

Il pentito Gaspare Spatuzza sostiene di aver riconosciuto un uomo dei servizi segreti mentre preparava l'auto che avrebbe fatto saltare in aria Paolo Borsellinoe quindi questo ancora avvalora il fascino romanzesco della presunta trattativa tra stato e mafia.
In realtà i fatti provati dicono che in una lotta contro la mafia si utilizzano tecniche di intelligence che implicano tentativi di infiltrazione e ricerca di confidenti e che proprio queste tecniche portano alla crisi del sistema di Cosa Nostra (fu il pentito Balduccio Di Maggio che all'intenro del furgone dei carabinieri riconobbe Ninetta Bagarella mentre rientrava e suonava al cancello di via Bernini). Sicuramente Mori utilizzò qualche tencica e qualche amicizia all'infuori del sistema, uno di quei "giri" un pò peridoloso che adesso gli crea questi guai.
Il paradosso di questa trattativa è che forse una trattavia ci fu, trattativa tentata dai criminali però il cui risultato è che adsso sono tutti in galera in regime di carcere duro e con diversi ergastoli da scontare.
Cosa avrebbero ottenuto questi mafiosi da questa trattativa? Da questi fantomatici accordi con lo Stato?
C'è chi sostiene che l'obiettivo era quello di cambiare il sistema politico della Prima Repubblica per sostiturilo con uno nuovo e dunque più compiacente con i propri interessi.
Neussno può affermare con un minimo di serietà che negli ultmi 18 anni la lotta alla mafia sia stata attenuata, anzi.
Se si guarda alla realtà dei fatti e non alle minchiate dei pentiti, si registra un successo dello Stato.
Se davvero esistesse una zona grigia, una zona rappresentata da questa trattativa, sui fatti sicuramnte non ha proiettato ombre.

Quindi Mori sta subendo un nuovo processo dopo che è stato assolto in un altro dello stesso genere.
Scrive Massimo Bordin, ex direttore di Radio Radicale e voce della rassegna "Stampa e Regime".
Bordin è considerato uno degli osservatori più attenti delle vicende giudiziarie e mafiologiche d'Italia.
"In un universo ormai scardinato, i superpoliziotti di ieri sono i colpevoli di oggi, e i pentiti, anche i meno credibili, riscrivono la storia secondo un copione che ha già conquistato gli italiani".
Il cronista chiede: la trattativa Stato-Mafia? Bordin risponde:" Secondo loro Mori avrebbe negoziato con Riina. Ma allora com'è possibile che poi, proprio lui, lo ha arrestato? Così come Provenzano. E questo famoso "papello" poi? Non una delle richieste si è realizzata.
La fantomaticca trattativa non ha avuto alcun esito.
I dichiaranti pentiti sono credibili non perchè in grado di provare ciò che dicono ma perchè racontano in modo variopinto quel che abbiamo nel cuore e nel cervello, continua Bordin. Pagati, distribuiscono a piene mani verità secondo schemi della finction cinematografica "romanzesca". Letterale potremmo anche aggiungere noi.
Dice lo storico Salvatore Lupo: "E' sempre succeso che i polizziotti avessero rapporti con i criminali. Quando si parla della trattativa stato/mafia viene da sorridere.
Può esserci un singolo funzionario che per qualche motivo, di servizio o per collusione, coltiva dei rapporti con la mafia. MA lo Stato cosa c'entra?
I rapporti non sono mai verticistici ovvero che riguardano i rispettivi vertici.
La grande politica, la politica che conta e che decide non c'entra nulla con questo anche se i mafiosi anche in buona fede credono sia così.
Credo sia vero, continua Lupo, che Bontade dicesse ai suoi uomini frasi dl tipo:" tranquilli ci penserà Andreotti".
Ma questo non significa che Andreotti fosse un mafioso o avesse rapporti diretti con loro.
Erano semmai i mafiosi ad essere andreottiani. Gente volgare, non certo stupida, ma che ragiona in maniera rozza.
Il professore Lupo esce fuor di metafora:" le bombe le ha messe Riina. E'stato lui a prendere la decisioni. Era funzionale alla sua strategia, che è poi quella che aveva imparato dai suoi pedecessori e che lui stesso aveva già applicato in precedenza come gli omicidi Dalla Chiesa e Chinnici, due personalità di estrema grandezza.
Riina era in difficoltà, puntava all'annullamento del maxiprocesso e avviò le stragi.
Sembra a volte che la si pensi come quel personaggio di Sciascia che nel romanzo dice: la mafia vera non dovete cercarla a Palermo, è a Roma che abita in capo di tute le mafie.

(Fonti: Claudio Cerasa, Massimo Bordin, Radio Radicale, Wipedia Italia).

domenica 24 ottobre 2010

Gli altri come stanno? La Resa dei Conti in Europa


Inghilterra
Lunedì scorso è comparsa una vignetta nel quotidiano satirico inglese che raffigurava il premier britannico David Cameron e un commento in alto con la scritta fuori campo " pare quasi che il premier abbia dichiarato guerra ai britannici"!
Cosa ha fatto di così terribile il giovane rampollo conservatore?
Basti pensare che in un solo giorno ha varato un programma di tagli alla spesa pubblica pari a 83 miliardi di sterline (120 miliardi di euro).
25% di tagli al budget di tutti i ministeri (con la sola eccezione della Difesa, Sanità, Scuola e Aiuti all'Estero ma in ogni caso ridimensionate).
Da qui al 2015 vi sarà un ridimensionamento del personale pubblico pari a 500 mila unità, riduzione agli aiuti per gli affitti, sussidi all'infanzia, per la disabilità.In questo rientra anche l'ordine alla Casa Reale di diminuire le spese del 14% entro i prossimi 3 anni.
Ciò che sorprende è la serietà e la determinazione con la quale il premier sta procedendo in questa battaglia.
Chiuderanno le basi militari britanniche all'estero (a cominciare da quella storica in Germania, aperta nel 1945), sarà posticipato l'ammodernamento degli armamenti a disposizione, a cominciare dei sottomarini nucleari della classe Trident e della dismissione dell'unica portaerei della flotta, la Ark Royal.
Si parla di 17 mila militari in meno e 25 mila civili in forza al ministero della difesa sacrificati. Molti analisti pensano che per i prossimi anni sarà dura imbarcarsi per delle missioni militari complicate e ad alti costi come quelle afghane.
Cosa si ottiene? il piano lacrime e sangue dovrebbe abbassare il deficit dall'attuale 11% al 2%. Mica male...!

SPAGNA
In qualche post addietro, in questo blog ci eravamo occupati delle difficoltà incontrate dal premier Zapatero alla prese con una crisi immobiliare senza precedenti. La situazione a meno di un anno è rimasta pressoché invariata anche se il premier ha effettuato una grande e coraggiosa azione di tagli alla spesa.
Il tasso di disoccupazione è ancora fermo al 20%(sic!), i sondaggi danno Zapatero sotto di 15 punti percentuali rispetto al suo rivale del partito popolare (tra poco ci saranno le elezioni catalane, un test indicativo e storico per il governo e le opposizioni).
Oltre a chiedere agli spagnoli di stringere le cinghia ha ridotto il numero di ministeri a 15. Ha tolto il famosissimo ministero dell'Uguaglianza (accorpato alla sanità)e sacrificato sull'altare dei tagli anche il ministero della Casa.

FRANCIA
La Francia è il paese che più sta vivendo la crisi nel suo aspetto drammatico con fiumi di scioperi generali delle scuole, trasporti pubblici, ore di guerriglia urbana, pompe di benzina vuote, autostrade bloccate, sindacati sul piede di guerra, il tutto contro la riforma che innalza l'età pensionabile.

Queste ovviamente non sono belle notizie, ma rendono maledettamente l'idea di come sia difficile governare in questo contesto di crisi.
Quelli che accusano Tremonti di attendismo o paralisi dovrebbero dare un'occhiata anche a ciò che succede fuori. IL ministro, può avere mille difetti ( e ce li ha, eccome) ma va dato il merito, riconosciuto oggettivamente dalla BCE e da gli organismi internazionali seri, di aver tenuto la barra dritta, di non cedere cioè alle pretese di questo o quel ministro, di congelare e bloccare la spesa pubblica e di fare tagli profondi ma necessari alla cultura, allo spettacolo, alle tredicesime del pubblico impiego. A questo si somma li controllo sempre più asfissiante sulle pensioni di invalidità, sul buono e corretto uso dei fondi europei per il Sud, di aver tirato le orecchie alla Calabria e alle regioni del sud con un deficit sanitario esplosivo ed ingiustificato.
Abbiamo visto cosa è successo in Grecia (vedi post in questo blog) costretta a vendere le banchine dei maggiori porti ai cinesi, le isole alle star di Hollywood e di svendere cioè i gioielli di famiglia per non cadere nel baratro.
Abbiamo visto i numerosi sacrifici che gli europei stanno facendo ma una cosa ci differenzia dagli altri: noi ogni lunedì mattina dobbiamo piazzare più di 100 miliardi di titoli pubblici all'asta in Borsa e se c'è qualche investitore straniero che non compre i nostri titoli del tesoro sprofonderemmo in una crisi economica di proporzioni mai viste.
Se ciò non accade, se gli investitori comprano ancora titoli italiani, questo vuol dire che ancora il nostro sistema tiene, è solido, il sistema creditizio è abbastanza serio, insomma i soldi che i nostri investitori ci chiedono vengono pagati regolamento ogni lunedì mattina a Piazza Affari.
Berlusconi però sembra aver perso quell'ottimismo e quella fiducia che infondeva sempre; sarà la distrazione della diatriba con Fini, fatto sta che per i prossimi due anni non si avranno elezioni, ovvero non ci saranno elezioni regionali che possano frenare qualche azione: era il momento giusto per mettere in pratica una nuova politica economica...appunto, era, non sappiamo se lo sarà un'altra volta.

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