domenica 30 maggio 2010

E adesso togliamo la foto dalle nostre bacheche, moralisti che non siamo altro. Lettera personale a Giovanni Falcone.

Caro Giovanni,
il Signore ma mostrato tutta la Sua compassione nei tuoi confronti perch
è ti ha ucciso fisicamente prima che gli altri lo avessero fatto moralmente.
Tutti adesso, me comopreso, utilizzano la tua foto come simbolo della lotta alla mafia.
Vedi la sorte quanto è cinica e bara!
Dovevi essere il simbolo della vittoria e del successo del bene contro il male e sei finito ad essere il simbolo della sconfitta, del fallimento personale.
Proprio così caro Giovanni, la tua colpa è stata quella di credere in una giustizia migliore, in un organizzazione efficiente e non autoreferenziale, in un CSM (Consiglio Superiore della magistratura, l'organo che governa di fatto i giudici ed i magistrati) non autonomo al punto da imbastire processi mediatici e ad effetto.
Lo credevi e te l' hanno fatta pagare cara.
Chi? I tuoi stessi colleghi, lo Stato che ti ha abbandonato, i tuoi molti falsi amici giudici della tua stessa ed amata corrente detta MAGISTRATURA DEMOCRATICA, corrente vicina all'area del PDS.
Loro non ti hanno eletto, anzi peggio; ti hanno bocciato, ripeto ti hanno bocciato perchè non eri adatto a fare il Procuratore della Repubblica di Palermo.
D'altronde anche tu lo dicevi ai tuoi pochissimi amici "prima mi insozzano e poi mi ammazzano".
Quando il clima a Palermo si era fatto pesantissimo e a te davano le carte per aprire inchieste sui venditori ambulanti, sugli occupatori dei marciapiedi, sulle bancarelle abusive, quando ti davano queste inchieste, anzi quando il procuratore Giammanco ti dava queste inchieste, tu giustamente ti sentisti umiliato e lasciasti Palermo e andasti a collaborare al Dipartimento Penitenziario del Ministero di Grazia e Giustizia che ai tempi era diretto dal ministro socialista Claudio Martelli.
Non l'avessi mai fatto, caro Giovanni, quello è stato il tuo colpo mortale.
L'area del PDS di MAGISTRATURA DEMOCRATICA non te lo perdonò: come osavi andare a collaborare con ministro socialista in piena campagna mediatica giudiziaria che iniziava ad imperversare, ed ai primi scricchiolii di Mani Pulite a Milano? Come hai osato Giovanni? Da lì sono iniziati i guai.
Tu ti mettesti a lavoro, in silenzio, e con l'aiuto di pochi, pochissimi mettesti giù un progetto per costituire quella che oggi si chiama PROCURA NAZIONALE ANTIMAFIA che allora tu la preferivi chiamare SUPERPROCURA.
Tecnicamente l'ha inventasti tu e a detta di tutti dovevi essere il legittimo SUPERPROCURATORE: ma non fu così caro Giovanni.
Per essere eletto, a te servivano i voti all'interno del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) e la tua corrente MAGISTRATURA DEMOCRATICA non ti appoggiò, ti votò contro e ti preferì l'allora Procuratore di Palmi Agostino Cordova.
Proprio così Giovanni, mi spiace dovertelo ricordare, è stato il colpo mortale per te: l'invidia dei colleghi era tale che ti avevano bocciato, per loro Cordova era più bravo e competente di te.
Erano talmente invidiosi del tuo lavoro ogni volta che andavi in televisione, dai giornali, nelle trasmissioni televisive, nei talk show chiamavano solo te perchè eri il più competente e il più bravo ma solo pochi giornalisti lo riconoscevano e ti davano luce e spazio (Santoro e Costanzo), gli altri ti piantavano i coltelli e bruciavano di gelosia.
Ti bocciarono come Superocuratore e dopo questa sconfitta, che si somma alla bocciatura della nomina alla Procura della Repubblica di Palermo furono due le umiliazioni, ma a questa non ci fu rimedio.
Poi ti venne l'infelice idea di andare a denunciare per falsa testimonianza e per calunnia un certo pentito di nome Pelleriti che andasti a trovare nel carcere di Bologna: lui aveva detto che Andreotti e Lima erano i mandanti dell'omicidio Mattarella.
Vedi tu caro Giovanni! adesso ci sono magistrati che credono e prendono per oro colato tutto quello che dice un certo Spatuzza!
Tu tornasti a Palermo, facesti le tue indagini e non trovasti nessun riscontro nella tua inchiesta e lo denunciasti.
Come ti era saltato in mente caro Giovanni?
Il PDS era talmente euforico perchè aveva Andreotti quasi incriminato e tu facesti saltare tutto in aria e denunciasti Pelleriti ma non perchè facevi un favore al partito, perchè tu non guardavi i partiti anche se simpatizzavi ed avevi le tue ideologie e le tue convinzioni come tutti.
Lì è stato l'errore, pensare che potessi mettere la politica fuori, indipendente.

Non te lo perdonarono, prima Leoluca Orlando (attuale Dipietrista) ti accusò di tenere nei cassetti i processi scottanti contro Andreotti, poi ti accusò di esserti automesso le bombe all'Addaura per creare attenzione e farti nominare Procuratore capo di Palermo.
Tornavi a Palermo e quasi quasi odiavi la tua città, ma amavi la tua gente, i povericristi che di queste cose non ne sapevano e non ne capivano e infatti confessavi in privato" la gente fa il tifo per noi".
In autostrada trovasti la morte, Riina&co ti ammazzarono fisicamente dopo che gli altri ti ammazzarono moralmente.
Il giorno dopo l'Unità (organo megafono di una certa sinistra titolò:"Questa volta ci sono riusciti, hanno ucciso Giovanni Falcone, eroe della lotta alla mafia", ma il giorno seguente sul Corriere della sera un giornalista scrisse:
"Ieri l'Unità ha definito Falcone eroe della lotta alla mafia, peccato però che quell'Eroe non era adatto a fare il Superprocuratore".
Povero Giovanni,
che destino! Odiato da vivo ed osannato da morto.
Se noi crediamo che la mafia sia ancora Riina e Provenzano, la mafia della coppola e del giuramento di sangue, la mafia del Padrino, allora pubblichiamo quello che vogliamo.
Se noi invece pensiamo che la mafia sia accettare una raccomandazione da persone discusse e poco affidabili per un posto di lavoro, dare la bustarella per ottenere un appalto, comprare droga dai pusher, se noi crediamo che la vera mafia sia questa, allora è bene di limitarci a seguire ciò che Falcone nei convegni diceva, piuttosto che sguazzare nel falso moralismo.
Quando una giornalista americana ti chiese: "mi parli della mafia più potente al mondo", tu le rispondesti: "mi spiace deluderla ma la mafia siciliana è solo la sesta per quantità di volume d'affari e influenza, armi e drogo, il fatto è cara signorina, che godiamo di troppa letteratura, di un'eccessiva attività promozionale che ci rende la più conosciuta in tutto il mondo".
Il premier Silvio Berlsuconi si permise di dire che non gli piacevano i film come la Piovra o libri come Gomorra perchè anche se belli ed importanti avrebbero portato e diffuso questo letteratura nel mondo". Apriti Cielo...!
Come diceva Sciascia ci sono troppi professionisti dell'antimafia in giro...

FINE DELLA FIESTA



La vita di Josè Luis Zapatero è stata costellata da colpi di fortuna.
Nel 2000 il suo PSOE (il partito socialista) perse le elezioni politiche contro l'esponente del partito popolare Josè Maria Aznar che vinceva così le elezioni per la seconda volta consecutiva.
Gli spagnoli aveva premiato un governo che stava dando un impressionante accelerazione al proprio motore economico.
Zapatero all'interno del suo partito soffiò la presidenza per soli 9 voti di vantaggio sul concorrente interno Josè Bono e alle successive elezioni, nel 2004, vinse inaspettatamente e contro ogni pronostico mettendosi così alla guida del paese.
Anche quella vittoria fu prodotta dall'attentato del giorno prima alla stazione di Atocha, a Madrid, che fece centinaia di morti e che il partito popolare al governo gestì malissimo prima dando la colpa all'ETA e solo dopo facendo marcia indietro e scoprire che a farlo furono i terroristi islamici. Sull'onda della rabbia e della delusione gli spagnoli voltarono le spalle al Partito Popolare di Mariano Rajoy (il nuovo candidato) che aveva garantito 8 anni di benessere economico.

LA SVOLTA

Zapatero iniziò attraverso riforme sociali (matrimoni ed adozioni gay, divorzio express, aborto) e mantenne la linea economica che fino a quel momento aveva garantito una certa stabilità e prosperità.
In poche parole egli ha sviluppato una politica molto efficace, basato sul principio del "socialismo ciudadano", che consisterebbe nel considerare in sè giusto ciò che viene ritenuto tale dalla maggioranza dei cittadini, almeno secondo le inchieste e i sondaggi dei cittadini.
Tutto a gonfie vele fino ad un anno fa quando gli scricchiolii della crisi americana iniziavano ad avere effetti sulle economie pubbliche degli Stati europei e gli economisti coniarono il termine PIGS, acronimo che stava ad indicare le iniziali di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (anche se qualche maligno preferiva parlare di PIIGS dove per l'altra I si intendeva l' Italia).
Di fronte a questi allarmi cosa fa Zapatè (come lo chiamano per comodità i giornalisti)?
Da principio ha negato a lungo la gravità della crisi economica, poi è stato costretto a contraddirsi e nel volgere di poche settimane presenta un piano economico lacrime&sangue (stile Churchill!) che ha sorpreso per l'austerità e il rigore sia i suoi fedelissimi che i suoi nemici.
Le misure adottate nella prima fase del suo governo si basavano su finanziamenti a pioggia delle piccole opere pubbliche richieste dai municipi di ogni regione facendo schizzare il deficit al 10% (in Italia è al 5%).
Ogni città voleva avere il proprio grattacielo a firma dei più grandi architetti mondiali come Foster, Piano, o le sculture e le opere di Calatrava (lo stesso del famoso ponte che tante polemiche ha creato a Venezia), non pensando alla mancanza di asili nido, istruzione e sanità.
Zapatero ha vinto grazie ai voti dei partiti indipendentisti della Catalunya (Catalogna) e così il governo ha dovuto assecondare le richieste di questi partiti (una sorta di tante Leghe Nord Padania), concedendo la riforma dello statuto della regione che la equipara a tutti gli effetti ad una nazione anche se tutto dovrebbe essere approvato dalla Corte Costituzionale, creando così dei precendenti per altre entità che rivendicano le stesse concessioni (baschi, galiziani, valenziani).
Questo da molto fastidio agli spagnoli, ai castigliani e a coloro che vedono una affronto dare dei privilegi a persone che non si sentono spagnoli.

LA CASTA SPAGNOLA

Poche setimane fa si scatenò una violenta polemica perchè venne fuori che il parlamento spagnolo spese 6500 euro solo per pagare la flotta di traduttori&interpreti che garantisse la traduzione di ciò che si discuteva presso il consesso in galiziano, catalano, valenziano, basco e castigliano.
La risposta del presidente socialista del parlamento fu:"le lingue non hanno prezzo".
Un'altra "offesa" percepita come una mancanza di volontà al sacrificio della classe dirigente tutto a vantaggio dei parititi indipendentisti è costituita dagli sperchi che il governo può tagliare ma non taglia per non inimicarsi gli indipendentisti.
Ad esmpio le televisioni pubbliche regionali che tutti i governi locali, siano essi socialisti o popolari, nazionalisti o separatisti difendono a spada tratta per non perdere un importante megafono delle proprie culture e tradizioni.
Si racconta che quando si va ospiti di un programma di un 'emiittente privata si viene truccati e pettinati da un paio di persone.
Quando invece si entra negli studi della più piccola televisione pubblica regionale ecco che cinque o sei persone si occupano del trucco, e altre 5 o 6 del parrucco e così via.
A questo propsoito possiamo dire che se il federalismo, ovvero più potere alle regioni, porta a queste cose è meglio dire a Tremonti di lasciar perdere!

LE DURE MISURE CHE HA PRESO

Zapatè si ritrova così in mezzo al guado, vara misure urgenti per ridurre il deficit, congelando gli aumenti delle pensioni, riducendo dal 2 all' 8% in base ai redditi lo stipendio dei funzionari pubblici e governativi, riducendo il fondo che aiuta le persone non autosufficienti (meglio conosciuta come ley de dipendencia, fiore all'occhiello della politica zapateriana), eliminando i prepensionamenti, cancellando il bonus bebè, l'aiuto economico da poco introdotto per aiutare e premiare le famiglie con nuovi nati dando da 2500 a 3500 euro, e tagliando infine le spese per le infrastrutture.
Questa è un colpo duro per la Spagna, basti pensare che il Paese che ha assorbito ed ha sfruttato al massimo gli aiuti dell'Unione Eurpea spendendo tutti i soldi per costrutire strade, autostrade, ponti, ferrorivie , metropolitane ed altavelocità.
Zapatero credendo che la crescita fosse eterna e senza arresto promise che alla fine del 2013 l'AVE, la rete dell'altavelocità spagnola, avrebbe raggiunto e connesso tutti i capoluoghi della Spagna.
Un piano ambizioso ma non impossibile che costava 100 mila euro all'anno di manutenzione per ogni chilometro (200 mila in galleria).
Il taglio alle infrastrutture pesa tantissimo perchè blocca tutto l'indotto al quale attinge l'edilizia e la manodopera.
Il Governo chiede sacrifici a chi un lavoro ce l'ha rispetto a chi un lavoro lo ha perso dato che la disoccupazione è schizzata al 20% (in Italia e la media europea è all' 8-9%).
Basta andare in giro per Madrid e fermarsi davanti alle uscite della metropolitana e vedere il popolo dei volantinatori che distribuisce pubblicità e delpiànt ai pendolari, popolo che fino a qualche hanno fa era composto da immigrati e giovani studenti per arrotondare la paghetta ma che adesso è composto anche da persone spagnole con molte qualifiche che accettano di tutto pur di lavorare.
Negli alberghi non è una rarità essere accolti dal receptionist che sulla targhetta di riconoscimento abbia scritto "in prova" anche se le mansioni che svolge vanno oltre la semplice formazione professionale.

IMMAGINE ALL'ESTERO

L'immagine di Zapatero ha subito affascinato tutta l' Europa grazie ad una formidabile politica di immagine, di comunicazione, e molti partiti socialisti del vecchio continente e anche la nostra sinistra non facevano che citare Zapatero e le sue azioni riformatrici in campo sociale.
Il premier, anche con una certa arroganza, nel corso degli anni ha fatto di tutto per accreditarsi in campo internazionale i successi del suo governo, sottolineando la "pecurialità" spagnola, sbandierando il presunto sorpasso sull'Italia per quanto riguarda il reddito procapite, e il tallonamento sulla Francia per ciò che riguarda il sistema pubblico.
Tutto svanito con la crisi e la credibilità di Zapatè in Europa.
In realtà alcuni commentatori ed analisti poilitici anche della sua fazione avevano espresso dubbi non sulla capacità di governo e di leadership del Zapoatè ma sulla poilitica economica ed infatti qunado alla Spagna toccò la presidenza di turno dell 'UE alcuni si accorseno che le sue proposte e ricette erano riduttive e dimezzate dalle ombre sulla sua situazione economica.
Così in Europa si rese conto di quello che gli spagnoli avevano già avuto modo di vedere.
A riguardo alcuni commentatori amano citare un famoso aneddoto accaduto nel diciannovesimo secolo ad un politico spagnolo che fu ministro e poi ambasciatore.
Di lui si diceva "già si sapeva che non era un genio, ma lo sapevamo soltanto noi spagnoli; adesso l'abbiamo fatto ambasciatore e lo sapranno tutti!"
Altro che "socialismo ciudadano" ,la scritta che campeggia nella Plaza de la Revolucion a L'Avana recita: "socialismo o muerte"!


sabato 24 aprile 2010

L' imbarazzo dell' Amministrazione sulla settimana della Cultura

Come avevamo già scritto nel precedente post, dal 16 aprile al 25 si celebra in tutta Italia la XII settimana della cultura.
Ogni comune può organizzare degli eventi, creare degli itinerari, mantenere aperti i propri musei. Una volta organizzato il tutto si inoltra la domanda al Ministero della cultura o all'assessorato regionale dei Beni Culturali e se i funzionari ritengono attraente e interessante "l'offerta di cultura" che il comune presenta si viene inseriti in uno speciale elenco di comuni dove si tengono queste manifestazioni pubblicizzandole a livello nazionali su internet.
E' una campagna promozionale a costo zero dato che non richiede lo stanziamento di fondi particolari ma basta tenere aperti i propri gioielli culturali e lasciare che l'indotto generato dalle presenze turistiche porti un pò di soldi in paese.
Perchè stiamo ritornando sul'argomento visto che ci eravamo soffermati una settimana fa proprio su questo blog? E' una domanda che tutti i lettori legittimamente di pongono.
Quindi per non farci passare come coloro che sono ripetitivi e noiosi nelle cose precisiamo subito che questo nuovo post tenterà di mettere a nudo le carenze nella gestione del sito web del comune otre alla scarsa attenzione e poco impegno dimostrato in questa occasione dal responsabile alla cultura del nostro comune.
Esattamente giorno 16 aprile sulle reazioni di un dibattito suscitato su questo blog da alcuni lettori, qualche lettrice ha fatto presente che era iniziata da pochi giorni la settimana della cultura e ha sottolineato che nel sito web dell'assessorato il nostro comune non era nell'elenco di quei comuni che partecipavano.
Giorno 19 Aprile esattamente al 14:35, dai piani alti del Palazzo Municipale accade qualcosa di strano nella pagina internet del comune. Viene pubblicato in formato pdf il manifesto della XII settimana della cultura con sotto la didascalia che anche S. Marco d' Alunzio partecipava alla rassegna culturale.
Il 19 aprile dunque, ben tre giorni dopo l'inizio della rassegna.
Il giorno seguente alcuni lettori hanno segnalato che ci eravamo sbagliato a scrivere che San Marco non c'era perchè in effetti c'era!
"A pensar male si fa peccato ma in politica ogni tanto s'azzecca", noi pensiamo che qualcuno abbia voluto tamponare e rimediare all'oggettivo imbarazzo creando in formato pdf il documento in ritardo e sopratutto dopo la nostra segnalazione sul blog.
Non si deve per forza essere maghi del computer per andare a vedere la data di creazione del documento che inseriva San Marco nella manifestazione, e il documento è inequivocabile.
Quindi qualcuno ha inserito in ritardo la partecipazione del nostro comune alla rassegna.
La rassegna aveva inizio il 16 aprile il sito è stato aggiornato il 19.
Meglio tardi che mai qualcuno potrebbe rispondere.
Il fatto è che chi ha inserito in ritardo il paese nel programma nazionale culturale si è dimenticato di farlo nel sito web della Regione, ovvero l'ente e la fonte dalla quale tutti gli interessati avrebbero dovuto vedere e prendere conoscenza del nostro programma in occasione della rassegna culturale.
Il paradosso è il seguente: gli aluntini sanno che San Marco partecipa alla rassegna ma coloro che si collegano al sito ufficiale nazionale non trovano nessun riferimento al nostro paese.
Prendiamo ad esempio un gruppo di turisti che, approfittando del week end festivo del 25 aprile, decide di farsi una viaggio in Sicilia e sfruttare così i vantaggi della settimana dell cultura.
Va sul sito ufficiale nazionale della rassegna e decide di visitare la Sicilia e in particolare la provincia di Messina.
Una volta cliccato sulla provincia si vede scorrere l' elenco dei comuni messinesi e non essendoci San Marco non sono neanche a conoscenza dell'esistenza del nostro paese così da non sfiorargli la loro curiosità a riguardo.
In compenso però trovano Funari (sic!), Mistretta (sic!), Lipari, Capo d'Orlando, Tusa ecc..ecc...

Ci riempiano la bocca quando parliamo giustamente del nostro paese come un gioiello ma a cosa serve avere dei gioielli se poi non si mostrano e peggio, si conservano nella cassaforte?
E il sogno della Taormina dei Nebrodi?


sabato 17 aprile 2010


Da oggi fino al 25 aprile si svolgerà la XII settimana della cultura. "Dieci giorni per girare l’Italia alla ricerca di piccoli tesori nascosti e grandi capolavori conosciuti solo di nome ma mai pienamente vissuti. Dieci giorni per imparare ad amare di più il nostro Paese attraverso la sua più grande ricchezza, che ci riempie di orgoglio e viene ammirata in tutto il mondo: il patrimonio culturale." Così parla Mario Resca, Direttore Generale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale.

Allora ti vien da pensare...San Marco d'Alunzio, da tutti elogiato per il suo patrimonio culturale, per il museo Bizantino (unico in Sicilia), le sue Chiese, non può che partecipare a questo evento. Quale occasione migliore per farsi gratuitamente un po’ di pubblicità?

Invece...sorpresa delle sorprese, cercando di scovare il nome di San Marco vengo dirottata sul sito regionale:http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/areariservata/eventi/settimanaeventi2010/menu.asp

Come potete vedere, in provincia di Messina tutti gli eventi avranno luogo a Capo d'oralndo, Lipari, Milazzo, Mistretta, Patti, Tindari, Tusa e Villafranca Tirrena, oltre che a Messina.

Con questo non voglio né criticare, né polemizzare, ma mi chiedo a cosa serve essere annoverati tra i borghi più belli di Italia se poi non si sfrutta questa “etichetta”.
Se il “borgo” non viene promosso (nessuna news nemmeno nel sito ufficiale del club: http://www.borghitalia.it/html/borgo_eventi_it.php?codice_borgo=791&codice=elenco&page=1), se il nostro patrimonio culturale non viene promosso (no partecipazione alla settimana della cultura), perché dare luogo a “giornate di approfondimento tematico sui beni culturali, sulla gestione e organizzazione dei servizi turistici, rivolte al personale con contratto di diritto privato che svolge attività nei servizi: Museo, Biblioteca e Ufficio Turistico, al fine di sviluppare le competenze relative alle attività e alle funzioni svolte.”?

Forse, anzi mi auguro che dietro la mancata partecipazione alla settimana della cultura ci sia una spiegazione plausibile, una ragione valida che abbia impedito a San Marco di poter apparire nel sito della regione e del ministero dei Beni culturali in questi giorni in cui migliaia di persone consulteranno questi siti per decidere dove trascorrere un bel fine settimana. Forse qualcuno potrà spiegare questa GRAVE assenza.

Intanto, però….San Marco non c’è!

P.S. Osservazione fatta presente da una ragazza aluntina. Il post è interamente tratto da un intervento, nella settimana, dalle colonne di questo blog. Per i diritti d'autore ci si arrangia successivamente...!

domenica 28 marzo 2010

La Glasnost Aluntina!


L'ORA DELLA GLASNOST E DELLA TRASPARENZA ALUNTINA

La legge n. 69 del 18 giugno 2009, perseguendo l'obiettivo di modernizzare l'azione amministrativa mediante il ricorso agli strumenti ed alla comunicazione informatica, riconosce l'effetto di pubblicità legale solamente agli atti e ai provvedimenti amministrativi pubblicati dagli Enti Pubblici sui propri siti informatici.

Questo significa che dal 2009 in poi ogni Comune ha l'obbligo di pubblicare gli atti amministrativi (delibere, determine e tutti i provvedimenti che solitamente vengono affissi in forma cartacea negli albi pretori di ciascun comune) sul proprio sito internet.

Questa norma ha l'effetto di digitalizzare ed informatizzare il sistema, a razionalizzare i costi di cancelleria grazie al sempre meno utilizzo della carta, e ovviamente avvicinare il cittadino alla vita politico-amministrativa della propria città data l'enorme rilevanza che ormai ha assunto l'utilizzo di internet nelle nostre case.

La riforma è stata voluta fortemente dal Ministro Brunetta anche se l'ex ministro della funzione pubblica Luigi Nicolais aveva lavorato molto in questa direzione.

Ciò che non deve passare inosservato è la doccia fredda che questo provvedimento ha rappresentato per gli attuali amministratori comunali.

E' utile a proposito raccontare cosa successe all'indomani della vittoria alle elezioni quando il gruppo sconfitto "Con I giovani per San Marco" chiese con una lettera al Sindaco di poter ricevere tute le delibere comunali emesse dalla giunta e dal consiglio tramite posta e pagando anche una somma di denaro al Comune per coprire i costi delle fotocopie.

Il Gruppo aveva avanzato tale richiesta perchè era partito da una prassi utilizzata ancora oggi dal nostro comune.

La prassi è quella di notificare, tramite il messo comunale, e consegnare l'avviso di ogni convocazione del consiglio comunale con i relativi ordini del giorno agli ex sindaci.

Giuseppe Duodeci aveva ricoperto la carica di Sindaco nel nostro Paese e pertanto ogni volta che si indice un consiglio comunale a lui viene consegnato un avviso della riunione e dell' ordine del giorno.

Partendo dunque da questa prassi, il gruppo aveva pensato: " perchè non chiediamo, data la nostra impossibilità a recarsi spesso al comune per motivi di lavoro e di studio, di poter inviare a Giuseppe Duodeci in qualità di ex sindaco oltre l'avviso della convocazione del consiglio comunale anche le delibere che vengono emanate, pagando ovviamente i costi delle fotocopie?"

La risposta ovviamente fu respinta con le scuse più banali, accampando certi artifizi pseudo- giuridici secondo i quali Giuseppe Duodeci in base alla sentenza del TAR era stato "cancellato" dall' albo dei sindaci che si erano susseguiti nel corso della storia politica di San Marco perchè la sua elezione era stata appunto annullata.

A parte la palese infondatezza della risposta, si può ben intuire l' incongruenza e la contraddizione che vi era in questa disarmante giustificazione.

Se davvero le cose fossero in quel modo, perchè al quel sindaco "annullato" si inviava e si inviano tutt'ora le notifiche e gli avvisi del consiglio comunale? Misteri della burocrazia aluntina.

Se fosse un sindaco "annullato" non gli si devono far pervenire nessun tipo di documenti amministrativi.

Lasciando stare queste ridicole giustificazioni avanzate dal braccio politico dell'amministrazione, Dott.ssa Rachele Caristi&co, il risultato è stato dunque un "No" secco.

Preso atto di questa situazione si è andato ad indagare approfonditamente e si scoprì che nel periodo nel quale l' amministrazione Priola aveva subito al proprio interno una scissione, a qualche componente scissionista, il qualità di consigliere comunale, si venivano recapitate addirittura a casa ogni delibera che l' amministrazione emanava.

Se proprio dovessimo ragionar in punta di diritto, la legge riconosce la facoltà di farsi spedire le delibere a casa solo al capogruppo consiliare e in quel momento lo scissionista non era affatto capogruppo consiliare.

La motivazione reale che stava dietro a questo rifiuto era il timore che l' eccessive informazioni in possesso del gruppo e data anche la natura un pò "giornalistica" dello stesso gruppo, potessero essere utilizzate per mettere sotto la lente di ingrandimento l'attività amministrativa.

Si evitava così di dare troppi strumenti in mano a chi poi li poteva utilizzare per esercitare il libero diritto di critica.

Ci riuscirono; e non si è avuto la possibilità di protestare dicendo che Capo d' Orlando aveva informatizzato già il sistema e che addirittura il consiglio comunale veniva ripreso da una web cam dove i cittadini anche da casa potevano sintonizzarsi e vedere la seduta.

Non ci fu niente da fare, dunque la soluzione fu quella di perdere intere mattinate al comune, facendo una richiesta scritta per ogni singola delibera che si voleva visionare, attendere che l' impiegato la portasse, essere pedinati ed osservati su quali delibere una persona fosse interessata fornendo anche delle giustificazioni ai curiosi di turno.

Ci rinunciammo! Così ogni sera prima di andare a casa ci si ritrovava nel buio del vicolo dove era posto l' albo pretorio dell'ex casa Meli, con la lucina del telefonino accesa per vedere alcune delibere col rischio di far prendere un infarto alle persone che da lì passavano, e ci si arrangiava come si poteva (questo aneddoto può far riflettere coloro che adesso ci fanno notare "dove eravamo 4 anni fa?-Lì eravamo, proprio nei vicoli a leggere le delibere per tenersi costantemente aggiornati nonostante l' ostruzionismo!).

Adesso, visitando il sito web del nostro paese, tutto questo calvario è finito. Ma non grazie alle sollecitazioni o alla volontà degli amministratori, ma grazie appunto alla legge Brunetta che obbliga i comuni a dotarsi da qui al luglio 2010 di un albo pretorio informatico che gradualmente dovrebbe sostituire quello cartaceo.

Una vera e propria doccia fredda per l' amministrazione che così adesso è obbligata a pubblicare tutto affinchè tutti possano vedere ciò che fa.

Facendo un giro sul sito, non si può non rilevare il buon lavoro fatto a proposito.

Che dire, una vera e propria beffa: parlare della pubblicità dell’ atto a questa amministrazione è come parlare della corda nella casa dell’ impiccato.

Proprio a loro, coloro che volevano tenere nascosto tutto...!



lunedì 15 marzo 2010

Il mito del calcio inglese...


Da alcuni anni si discute della superiorità del calcio inglese, della sua forte immagine attrattiva, del marchio della premier League che fa attrarre capitali stranieri e investitori da ogni angolo della terra.
Il loro presunto fair play, la loro durezza e mascolinità nei tackle, il loro arbitraggio un pò aggressivo rispetto a quello degli altri paesi, le centinaia di magliette originali vendute, gli stadi sempre pieni dal venerdì sera al lunedì, la compostezza del tifo senza le barriere, insomma il modello perfetto!
In parte è vero ma, come direbbero alcuni osservatori, "il più pulito ha la rogna".
E' proprio vero che il calcio inglese gode di ottima salute?
Perchè a guardare la situazione economica delle squadre o i bilanci delle stesse non si direbbe proprio. Andando a fare un pò di conti scopriamo che il sistema finanziario di tutte le squadre della premier league, ovvero il debito complessivo delle squadre inglesi è di 3 miliardi e 800 milioni di euro all' anno.
Il primo ad aprire le danze fu il West Ham la squadra attualmente allenata da Zola.
Il proprietario era un islandese e l' Islanda con la grande crisi è stato uno dei paesi più colpiti al punto che si parlò di fallimento dell'intero Stato islandese.
Il proprietario era un banchiere, le banche colarono a picco e lui fu costretto a cedere il club.
Il club si è salvato solo grazie all'intervento del re del porno inglese, una sorta di Schicchi inglese,
un miliardario che ha messo i soldi e ha salvato la barca.
A seguire il Tottenham, il quale sponsor, la compagnia aerea XL, da punto in bianco non versò nelle casse della società nemmeno una sterlina.
Neanche il Liverpool non se la passa meglio: acquistato dagli americani con l' obbligo di riparare i 35o milioni di debiti che il club aveva, hanno semplicemente risposto che, considerati gli eventi, il debito ancora non si può estinguere e la promessa di costruire un nuovo stadio si è allontanata inesorabilmente.
L' Everton e il Newcastle sono in vendita ma ancora non hanno trovato gli acquirenti.
Il Manchester United, la squadra- prodotto di marketing per eccellenza perde 57 milioni di euro all' anno, risulta essere il club più ricco al mondo per ciò che riguarda il valore complessivo, il proprietario è un certo Malcom Glazer, un americano che partito da giovane a noleggiare roulette per turisti si è comprato la squadra di football americana della città di Tampa, in Florida, i Tampa Buccaneer appunto.
Solo qualche settimana fa ha emesso un obbligazione, cioè un prestito finanziario di 500 milioni di sterline per sette anni. Questo Glaze deve essere un tipo furbo perchè in pratica il Manchester per adesso paga 66 milioni di euro di interessi all'anno proprio perchè questo tizio, una volta acquistato il club, ha scaricato i debiti che aveva fatto comprando mesi prima i Buccanner: cornuti e mazziati! Non sono bastati i 90 milioni di Christiano Ronaldo dal Real.
Il Chelsea spera di fare a meno, a partire dall'anno prossimo, dei 66 milioni di euro che Abramovic ha messo di tasca propria. E in che modo!
In pratica tutti i debiti del Chelsea, quindi anche quelli antecedenti alla gestione Abramovic, pari a 900 milioni di euro (quasi 1 miliardo di euro), li hanno trasformati in azioni, ciò significa che Abramovic si è accollato quasi 1 miliardo di debiti sulla propria fortuna personale, di tasca propria.
La differenza con l' Italia sta nei numeri, ed oltre al presunto calcio spettacolo che si godrebbe al di là della Manica: l' insieme dei debiti delle società italiane fa la somma di due miliardi di euro, la metà di quello inglese.
Subito gli esperti di mercato tendono a sminuire questa differenza dicendo che gli inglesi possono porre fine a questo problema grazie alla capacità commerciale, ben più radicata in Inghilterra, col giro di affari che creano e noi no. Matematicamente però i dati e i conti sono questi.
Il Portsmouth è fallito in campionato in corso, gioca per onore della faccia e della maglia ma quasi nessuno tabloid inglese ne aveva dato ampio risalto.
Il prossimo anno sarà retrocesso in First Division con buona pace di chi ha sempre esaltato la solidità del management dei club british.
Il Manchester City si è salvato solo dopo l' intervento degli sceicchi, è riuscito ad azzerare i debiti ma ogni anno registra perdite anche a causa della campagna acquisti.
L'Arsenal ha emesso obbligazioni garantite dagli incassi dell'avveniristico Emirates Stadium.
A mettersi di traverso c'è anche il governo inglese che ha alzato le aliquote dal 40 al 45 % sui redditi superiori ai 110 mila euro.
L' opposto di ciò che fa la Spagna e quello che fa l'italia ma i critici sotengono che così si getta benzina sul fuoco perchè si pone un freno nell'attrarre capitali e giocatori esteri in un momento delicato.
Anche la moneta ci si mette in mezzo. Finora la sterlina godeva di un margine del valore di 1, 45 0 addirittura 1, 60 sull'euro. Adesso il differenziale si è praticamente azzerato e questo provoca ulteriori problemi per i club nella campagna acquisti...
Anche il fattore verso il quale il calcio gode dell'ammirazione di tutto il mondo sta vacillando: la presunta civiltà del tifo.
Si sa che è solo una cosa di facciata, ormai nei documentari della polizia di tutto il mondo, ci sono testimonianze e video di tifosi che si danno appuntamento fuori lo stadio, anche giorni prima della partita e si picchiano.
Il fenomeno hooligans terrorizza ogni angolo del mondo dove la squadra locale gioca.
In Inghilterra tre domeniche fa anche Zola è rimasto terrorizzato dalla terza invasione di campo dei tifosi, dopo una notte di guerriglia e di scontri tra le opposte tifoesrie e la polizia avvenuti prima, durante e dopo.
Diciamo la verità, in Inghilterra si prevedono delle pene e si applicano, da noi sono previste ma non si applicano. Il mito che circonda il calcio inglese è la buona stampa che hanno.
Nazionalista, orgogliosa. La campagna di comunicazione che il sistema riesce a creare perchè appunto gode di ottima stampa. Cosa che non abbiamo in Italia, purtroppo.
Noi abbiamo quel senso di inferiorità verso i nomi come Wembley, Old Trafford, quell'invidia di raccontare il modello inglese come inarrivabile.
Sì certo anche noi facciamo le plusvalenze, aggiungiamo zeri da una parte del bilancio e li mettiamo dall'altra, noi compriamo giocatori e scaviamo nell'albero genealogico di un giocatore con la speranza di trovargli un trisavolo per poi naturalizzarlo senza che questo calciatore sappia quale sia la nostra capitale.
Anche noi abbiamo le nostre colpe e i nostri maledetti difetti, ma siamo 4 volte campioni del mondo e loro solo una, questo qualcosa vorrà pur dire!

Fonte: Beppe di Corrado, Internet e blog vari.


sabato 13 marzo 2010

Il pianto Greco


L' onda anomala che ha travolto le economie di mezzo mondo si chiama mutuo subprime che, partita dagli USA, ha scatenato una reazione su tutta la finanza mondiale e le economie dei Paesi.
Uno dei Paesi europei che più sta soffrendo dai postumi della grande crisi è la Grecia.
La Grecia fa parte dei così detti paesi PIGS che in inglese significa "maiali" ma in realtà è l'acronimo di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
Inizialmente gli economisti avevano incluso l'Italia al posto dell'Irlanda, ma alla fine hanno convenuto che la situazione irlandese fosse più a rischio.
Per capire la gravità della situazione, basti pensare che la manovra finanziaria straordinaria approvata dal governo greco una settimana fa comprende il congelamento degli stipendi pubblici (consideriamo che 1 greco su 5 è un dipendente pubblico), e delle pensioni, tagli di un terzo alle tredicesime, quattordicesime, aumento di due punti dell'IVA, aumenti sulla benzina e sulle sigarette.
Così si sono scatenate le varie proteste dei sindacati pubblici e privati che hanno paralizzato per giorni la Grecia.
La cosa che più sorprende è che già da un pò il governo, desideroso di far cassa, sta vendendo i gioielli di famiglia.
Il porto del Pireo è il primo nell' europa e il terzo nel mondo per quantità di passeggeri, nonchè il più grande del mediterraneo come trasporto di container.
Già lo scorso novembre 3 grandi banchine sono state cedute per 35 anni ad una società cinese insieme a tutto il movimento merci pe 7,6 miliardi di dollari.
Questo significa che i mercati, in primis quello greco, saranno inondati di materiale a basso costo cinese mettendo in crisi l'artigianato locale, la spina dorsale di un paese come quello ellenico.
In parole povere: sono i cinesi a stabilire cosa può sbarcare in Grecia e cosa no.
Il settimanale tedesco Bild va giù pesante perchè ha messo nelle copertine un' immagine della Grecia col Portenone e con la scritta: "vendetecelo!"
Non c' è molto da scherzare perchè oltre il porto del Pireo anche alcune isole degli arcipelaghi sono state vendute a società inglesi, all'attore Tom Hanks, a Madonna.
Già cresce la mobilitazione per salvare la reputazione della Patria tra gli artisti famosi di origini greche. Oltre alla moglie di Tom Hanks, una famosa cantante greca ha detto che devolverà lo stipendio di europarlamentare per la creazione di un fondo per disoccupati.
Il presidente della camera ha lanciato un appello ai 7 milioni di residenti greci all' estero per aggiungersi a questo fondo (tra le quali Jennifer Aniston perchè il padre è cretese nonchè fondatore della compagnia aerea Easyjet).
Molti hanno criticato l'azione del governo perchè pensano che invece doveva agire contro le spese militari visto che la Grecia, nella logica nazionalista di contrasto verso la Turchia, spende mezzo miliardo di euro all'anno in armamenti, cacciabomardieri e sommergibili.
Alcuni pensano che l'aumento dell'IVA di due punti sarà un fallimento data l'alta percentuale di evasione che c' è in Grecia (un dottore o un avvocato non dichiarano più di 10 mila euro all'anno!)
Dal punto di vista delle finanze pubbliche la situazione non è rosea: il deficit che i Greci truccavano non era al 6% ma al 13% del PIL nazionale.
Le banche tedesche sono quelle che concedevano più crediti allo Stato ellenico, quasi 43,4 miliardi di euro e adesso gli stessi tedeschi sono quelli che insieme ai francesi dovranno decidere se salvare la Grecia o lasciarla fallire.
Fallire però sarebbe un duro colpo per tutta l'immagine dell'Europa e della zona euro.
In altri tempi la procedura da fare era una svalutazione della moneta per guadagnare competitività nei mercati, ma oggi nell' euro non si può dunque Sarkozy e la Merkel stanno discutendo sul da farsi.
Un' altra alternativa paventata è quella di uscire dalla moneta unica, ma questo nei trattati comunitari monetari non è previsto.
A volte ci accorgiamo di stare un pò meglio degli altri prendendo atto della situazione nella quale versano gli altri paesi. L' Italia, sì, attraversa una fase molto difficile e i tempi sono duri.
Spiace per la Grecia e speriamo che per tutti finisca questo eterno periodo di vacche magre...

Fonti: Internet, Stefano Cingolani, Il Foglio, Repubblica, il sole24ore

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